Si può fare il parto naturale dopo il cesareo?

Il 43% dei parti cesarei in Italia è ingiustificato. Anche dopo un primo parto cesareo, l'OMS consiglia di fare il parto naturale perché i rischi cui si espongono mamma e bambino sono nettamente inferiori.

Per molti anni si è pensato che dopo il primo parto cesareo anche il secondo bambino dovesse nascere necessariamente con un’operazione. L’OMS però ha ribadito che dopo il parto cesareo è possibile, anzi consigliato, fare il parto naturale.

Tecnicamente, se così si può dire, se il primo figlio è nato con il parto cesareo, il secondo può nascere con parto naturale. A livello statistico un secondo parto vaginale riesce 6-8 volte su 10. Tutto sta nel valutare le condizioni di salute della mamma e del bambino. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle raccomandazioni alle mamme incinte, ricorda che:

Non c’è nessuna prova che dopo un precedente cesareo sia richiesto un ulteriore cesareo per la gravidanza successiva. Parti vaginali, dopo cesareo, dovrebbero essere incoraggiati.

In alcuni casi, infatti, per complicazioni ed imprevisti legati alla salute del nascituro e della partoriente, nonché alla struttura ospedaliera, non si può effettuare un cesareo. In più c’è da considerare la variabile tempo: dopo il parto cesareo, si può fare il parto naturale, ma devono essere passati almeno 12 mesi.

Il nostro ministero della Salute, tra l’altro, avverte le future mamme che il 43% dei cesarei in Italia è ingiustificato. Scegliere l’operazione, invece del parto naturale non comporta soltanto un incremento dello spreco di denaro pubblico (si stimano 80-85 milioni l’anno) ma aumenta anche i rischi per la salute della mamma e del neonato.

Quali sono i rischi legati al taglio cesareo rispetto al parto naturale? Il ministero della Salute li elenca per mettere in allerta le donne che, soltanto per paura del dolore, accettano l’operazione:

1. rischio triplo di decesso a causa di complicanze anestesiologiche;
2. rischio di lesioni vescicali e ureterali fino a 37 volte maggiore;
3. probabilità di 18 volte superiore di essere sottoposte ad una laparotomia esplorativa post-partum;
4. rottura dell’utero in una successiva gravidanza 42 volte superiore rispetto al parto vaginale.

Foto | Thinkstock

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