bonus matrimonio 25000 euro a chi si sposa

25.000 euro a chi si sposa, è vero?

bonus matrimonio 25000 euro a chi si sposa

Sta facendo il giro del web ed è la notizia del momento: riguarda un ipotetico bonus matrimonio di 25.000 euro a chi si sposa entro il 2015. La speranza di ottenere il sostanzioso premio sta stuzzicando tutti i promessi sposi che intendono convolare a nozze entro l’anno e chissà che non finisca per convincere anche i più titubanti a comprare il famoso anello di fidanzamento per la propria fidanzata, decidendosi a farle la proposta.

Ci duole svelare che non si tratta di una vera notizia e neanche di una lontana speranza legata a proposte di legge sostenute da minoranze che battagliano per i diritti delle coppie. È una bufala in circolazione ormai dalla primavera del 2014 e che, come talvolta accade, è tornata a galla dopo qualche mese di oblio.

Di cosa si tratta, esattamente? La falsa notizia, come si nota dallo screenshot tratto da bufalandia, cita un Piano per le politiche familiari approvato dalla Comunità Europea. Si offrirebbe un bonus matrimonio dalla cifra a dir poco allettante ai futuri sposi in grado di dimostrare di aver contratto matrimonio o progettare le nozze entro il 2015.

bufala bonus matrimonio

Per dare veridicità alla notizia si citano dati Istat e un fantomatico sportello informativo attivo presso le Prefetture, che in realtà non esiste (il SUE citato dalla notizia infatti è lo Sportello Unico per l’Edilizia e non lo Sportello Unico Europeo preposto a fornire moduli e informazioni per ottenere il bonus).

Fa riflettere il successo tanto longevo di questa bufala che è tornata a riempire le bacheche di Facebook dopo più di un anno, suscitando un grande clamore e non poche speranze. Segno che le politiche a sostegno della famiglia in Italia sono carenti e le giovani coppie sperano in un aiuto che possa incentivarle a mettere su casa.

Photo Credits | SunKids / Shutterstock.com

Helly Luv, la Shakira curda e il primo inno anti-Isis

 

hellyluv_revolution

Helly Luv, classe 1988 è una cantante, ballerina, coreografa, attrice e modella curda. Ed è la prima popstar a firmare un inno anti-Isis. Helly si è esibita per le truppe peshmerga impegnate in Siria contro l’Isis, intonando Revolution, suo ultimo singolo nel quale indossa la divisa di una combattente curda che guida civili e militari contro gli aggressori.

Nel video ufficiale, la “Shakira curda” – come viene soprannominata – innalza striscioni con la scritta End the War e No Violence, mostrandosi con la kefiah biancorossa e battendosi coi peshmerga per difendere i villaggi dagli attacchi terroristici.

Sono voluta venire qui, fra i peshmerga, per fare qualcosa per loro, considerandomi una di loro. Il mondo deve unirsi ai peshmerga per battere Isis, ha dichiarato la cantante alla stampa, ribadendo il messaggio di Revolution.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=fLMtTQsiW6I]

Foto | Revolution video

despitebeingawoman

#DespiteBeingAWoman, perché c’è ancora bisogno di femminismo

despitebeingawoman

Si fa presto a rendere globale un hashtag, specialmente quando riguarda questioni di genere suscitate da una polemica accesa e infuocata: #DespiteBeingAWoman nasce da una protesta che ha già diversi antecedenti.

Hanno iniziato le donne turche contro il premier della Turchia Erdogan, accusato di atteggiamenti sessisti. Non è neppure la prima volta che l’incauto politico si lascia a andare a dichiarazioni del genere ma questa volta la causa sta assumendo proporzioni più grandi.

Il movimento sui social media è partito dall’hashtag turco #sirtimizidonuyoruz che significa “voltiamo le spalle” e che ha fatto parte dei più ampi movimenti femminili nel paese contro il partito rappresentato da Erdogan in vista delle elezioni parlamentari.

hashtag despitebeingawoman

Intanto anche il primo ministro indiano Narendra Modi si è lasciato andare a dichiarazioni sessiste, suscitando le ire delle donne con un maldestro commento travestito da complimento al primo ministro del Bangladesh Sheikh Hasina, che iniziava con “despite the fact that she is a woman” (letteralmente: nonostante sia una donna).

Per protestare contro questo continuo bombardamento di stupidità su base sessista le donne hanno lanciato l’hashtag #DespiteBeingAWoman riprendendo le parole del ministro indiano e sottolineando le conquiste umane, sociali, scientifiche, politiche, culturali e storiche delle donne, di ieri e di oggi.

La reazione è stata massiccia e virale, il tag si è sparso ai quattro angoli del mondo e ha suscitato risposte ora ferocemente ironiche, ora più risentite, talvolta serene della forza inoppugnabile della realtà: le donne hanno già dimostrato il loro valore contro qualunque discriminazione sessista eppure è tristemente chiaro che c’è ancora bisogno di femminismo.

twitter despitebeingawoman

Umberto Eco e i social che “hanno dato la parola a legioni di imbecilli”

umbertoeco_social

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E’ l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità. […] La carta stampata non sparirà, sono fedele a Hegel, che diceva che la lettura del giornale è la preghiera quotidiana dell’uomo moderno. Si tornerà all’informazione cartacea queste le dichiarazioni di Umberto Eco rimbalzate su tutti i siti e social network, generando numerose polemiche e condivisioni.

Eco attacca internet e lo fa durante l’ incontro con i giornalisti nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino (stesso ateneo dove si laureò in Filosofia nel 1954) in occasione della laurea honoris causa in ‘Comunicazione e Cultura dei media’ ricevuta con la seguente motivazione “ha arricchito la cultura italiana e internazionale nei campi della filosofia, dell’analisi della società contemporanea e della letteratura, ha rinnovato profondamente lo studio della comunicazione e della semiotica“.  La cerimonia si è conclusa con la sua lectio magistralis  dedicata alla sindrome del complotto, tema caro e presente anche in Numero Zero, il suo ultimo libro.

Una dichiarazione amara quella dello scrittore che ci fa riflettere sul fenomeno dell’ opinionismo esasperato. Quello che conta, però, è non dimenticare mai che le legioni di imbecilli sono pur sempre innocue se ignorate.

Foto | Copyright: caranto x Shutterstock

Legge sull’aborto in Irlanda

Legge sull’aborto in Irlanda: Amnesty chiede un cambiamento

Legge sull’aborto in Irlanda

Amnesty International lancia un appello e una campagna contro la vigente legge sull’aborto in Irlanda: il verde paese del Nord Europa ha legalizzato i matrimoni omosessuali dimostrando una lodevole apertura della società ma c’è ancora molto da fare.

La legge attuale infatti prevede la possibilità di intervento solo nel caso in cui la vita della donna sia chiaramente a rischio e questa rigida restrizione costringe molto donne e ragazze che vogliono (o in molti casi devono) esercitare il diritto di scegliere sono costrette a rivolgersi all’estero. O, peggio, a soluzioni che mettono a rischio la salute e richiedono un alto costo, non solo economico ma anche fisico ed emotivo.

La legge sull’aborto in Irlanda è strutturata in modo da dare la precedenza al feto, lo stabilisce un emendamento costituzionale che risale al 1983. Il feto viene preservato violando tutti i diritti delle donne che vengono considerati secondo Amnesty meri “recipienti” e trattate come criminali se chiedono assistenza medica per l’aborto.

In Irlanda l’interruzione di gravidanza è vietata nei casi di stupro o danni gravi al feto e i medici che forniscono alle donne informazioni sull’aborto sono passibili di multa. Di conseguenza molte donne evitano proprio di rivolgersi al medico.

Stando al rapporto pubblicato il 9 Giugno dall’associazione internazionale che denuncia la situazione, molte ragazze sono state costrette a tenere in grembo un feto morto per aborto spontaneo prima che la legge consentisse ai medici di procedere.

Una legge così restrittiva impone ai medici di muoversi tra strettoie sia legali che etiche che mettono in pericolo la vita stessa delle donne. A meno che non decidano di recarsi all’estero per sottrarsi ad una legge che non offre la garanzia di scelta che molti altri paesi assicurano da anni ma soprattutto non tutela la loro salute.

Photo Credits | igor.stevanovic / Shutterstock.com

Espianto delle ovaie a 13 anni, a 27 diventa mamma

espianto delle ovaie

Per la prima volta un espianto delle ovaie durante la pubertà, poi reimpiantato a distanza di tempo in età adulta. ha permesso ad una donna di avere un bambino contro ogni previsione iniziale. La donna infatti era malata sin dall’infanzia e le cure a cui avrebbe dovuto sottoporsi avrebbero azzerato la sua capacità di riprodursi.

La ragazza protagonista della bella storia è stata sottoposta a espianto all’età di soli 13 anni con la speranza di poter riutilizzare l’ovaia in età adulta. Una delle ovaie dunque è stata parzialmente rimossa e congelata mentre la ragazza, affetta da una anemia drepanocitica, si sottoponeva alle cure previste passando attraverso un trapianto di midollo e la chemioterapia, un trattamento che rischia di danneggiare irrimediabilmente ovaie e fertilità.

Dieci anni dopo l’ovaia è stata reimpiantata e la ragazza ha ricominciato a ovulare riuscendo a restare incinta e a diventare mamma a 27 anni. La notizia arriva dal Belgio, dove un team di medici ha effettuato l’espianto e poi il reimpianto dell’ovaia pubblicando i risultati dello studio sulla rivista scientifica Human Reproduction.

È la prima volta che un intervento simile ha successo perché è anche il primo caso di espianto in età così giovane, appena dopo l’ingresso nella pubertà. Altre donne infatti hanno subito l’espianto e poi il reimpianto di parti di un’ovaia, restando incinte e portando a compimento una gravidanza, ma in età più avanzata.

I medici credono di poter anticipare ancora l’operazione, effettuandola anche su bambine che non sono ancora entrate in pubertà e minimizzando ulteriormente il rischio di danneggiamento delle ovaie in caso di patologie o terapie aggressive.

Photo Credits | 2nix Studio / Shutterstock.com

slip per le mestruazioni Thinx

Addio assorbenti, arriva lo slip per le mestruazioni Thinx

slip per le mestruazioni Thinx

Le mestruazioni sono un appuntamento tanto costante quanto fastidioso per molte donne che si barcamenano tra assorbenti esterni, tamponi interni, salvaslip e coppette mestruali senza riuscire a risolvere davvero il problema di praticità e igiene e dire addio agli assorbenti. Qualcuno ha provato a proporre una soluzione, lo slip per le mestruazioni Thinx.

Si tratta di uno slip assorbente proposto in vari modelli, colori e grado di assorbenza, che ci libera dall’uso degli assorbenti classici o di altro tipo di protezione quando abbiamo il ciclo mestruale. Lo ha lanciato Miki Agrawal, 36 anni e la volontà di “re-immaginare i prodotti per l’igiene femminile fornendo supporto, comfort, sicurezza e tranquillità.”

Lo scopo era quello di liberarci da una schiavitù che inizia con l’adolescenza e continua per buona parte della vita di una donna, costantemente preoccupata delle macchie, delle perdite, dell’igiene mai perfetta durante quei giorni del mese.

I nuovi slip resistono alle perdite, hanno trattamento antimicrobico e restano asciutti. Sembrano la soluzione a tutti i problemi spiccioli di ogni donna. In verità hanno uno scopo ulteriore rispetto a quello di risolvere la faccenda degli assorbenti. Anzi più di uno.

Si propongono di cambiare il modo in cui le donne vivono le proprie mestruazioni e si preoccupano dell’impatto ambientale eliminando il consumo massiccio di assorbenti esterni e interni. La fondatrice del marchio ha dichiarato a Forbes:

“Voglio cambiare la cultura relativa a quel periodo del mese e non voglio farlo indossando mutandoni da nonna o assorbenti grossi come pannolini.”

In molte parti del mondo, soprattutto in Africa, molte ragazze saltano la scuola durante il ciclo mestruale. Per questa ragione per ogni paio di Thinx venduto Miki ha previsto una donazione ad AfriPads, un’organizzazione che educa le ragazze all’uso di assorbenti economici e riutilizzabili. Inoltre gli slip, pur essendo stati ideati a New York, vengono prodotti in Sri Lanka da comunità produttive composte da donne che così trovano la propria indipendenza.

Gli slip Thinx sono lavabili e riutilizzabili proprio come i pannolini ecologici per i bambini. Ogni paio è stato progettato per durare circa 2 anni con un risparmio economico notevole per non dire della praticità ben diversa rispetto all’assorbente da sovrapporre alla mutandina classica.

Che sia tempo di rivoluzione? Da quando il tampone è stato inventato nel 1931, spiega ancora Miki, non ci sono state altre invenzioni di rilievo nel mondo degli assorbenti igienici femminili, escludendo l’introduzione dell’adesivo e delle ali laterali.

barbie dice addio ai tacchi

Barbie dice addio ai tacchi e indossa scarpe basse

barbie dice addio ai tacchi

Ha 56 anni suonati ma non una ruga né un cedimento fisico, figuriamoci nello stile, eppure comincia a dimostrare una certa insofferenza per i tacchi alti, sui quali ha vissuto praticamente tutta la sua vita. Parliamo della più celebre bambola bionda del mondo: Barbie dice addio ai tacchi e sceglie scarpe rasoterra, dalle sneakers alle ballerine passando per i sandali flat e gli stivaletti bassi.

La bambola simbolo della Mattel e della nostra infanzia viene riproposta in chiave rinnovata. La nuova linea si chiama Fashionista, è pronta al lancio e ha cambiato la struttura della caviglia di Barbie per cambiarne anche le scarpe.

Fin qui era stata pensata per indossare sempre e soltanto le scarpe con il tacco, oggi è stata ripensata in modo da diventare snodabile e quindi poter indossare anche scarpe basse, passando con nonchalance dalle une alle altre. Ché ai tacchi non si rinuncia certo per sempre, intendiamoci. Ma ci sono momenti in cui una donna, anche se è di plastica, ha un gran bisogno di comodità.

Un cambiamento epocale che è segno dei tempi ma anche la fine di un mito, per quanto resterà ancora possibile vestire l’eroina di molte generazioni con le deliziose scarpe alte che ne hanno sempre accompagnato lo stile.

Addirittura diversi designer, tra cui Christian Louboutin, negli anni hanno disegnato scarpe esclusive per Barbie. Rinunciarvi sarebbe impossibile. D’altro canto il ritorno di sneakers e scarpe sportive tra le tendenze del momento rende obbligatorio adeguarsi al trend anche per la bambola che è da sempre simbolo di stile.

La nuova collezione prevede una varietà non solo nell’abbigliamento ma anche nell’aspetto fisico della bambola: 8 colori di pelle, 23 colori di capelli, 22 diverse acconciature, 14 visi e addirittura 18 colori diversi per gli occhi. Un altro sintomo di cambiamento che vuole avvicinarsi alle donne rappresentandone le diversità.

Photo Credits | Mattel