Umberto Eco e i social che “hanno dato la parola a legioni di imbecilli”

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I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. E’ l’invasione degli imbecilli. La tv aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità. […] La carta stampata non sparirà, sono fedele a Hegel, che diceva che la lettura del giornale è la preghiera quotidiana dell’uomo moderno. Si tornerà all’informazione cartacea queste le dichiarazioni di Umberto Eco rimbalzate su tutti i siti e social network, generando numerose polemiche e condivisioni.

Eco attacca internet e lo fa durante l’ incontro con i giornalisti nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale a Torino (stesso ateneo dove si laureò in Filosofia nel 1954) in occasione della laurea honoris causa in ‘Comunicazione e Cultura dei media’ ricevuta con la seguente motivazione “ha arricchito la cultura italiana e internazionale nei campi della filosofia, dell’analisi della società contemporanea e della letteratura, ha rinnovato profondamente lo studio della comunicazione e della semiotica“.  La cerimonia si è conclusa con la sua lectio magistralis  dedicata alla sindrome del complotto, tema caro e presente anche in Numero Zero, il suo ultimo libro.

Una dichiarazione amara quella dello scrittore che ci fa riflettere sul fenomeno dell’ opinionismo esasperato. Quello che conta, però, è non dimenticare mai che le legioni di imbecilli sono pur sempre innocue se ignorate.

Foto | Copyright: caranto x Shutterstock

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