contro la violenza sulle donne

In Argentina un tweet contro la violenza sulle donne

contro la violenza sulle donne

In Argentina la rivoluzione contro la violenza sulle donne comincia con un tweet. È quello di Marcela Ojeda, una giornalista radiofonica che ha intervistato spesso le famiglie di donne uccise da mariti, fidanzati, amanti ed ex.

La giornalista sa bene che femminicidio è solo una parola diventata di moda, usata per definire qualcosa che accade più spesso e da più tempo di quanto non si sappia o non si ammetta. Per questo ha scelto di lanciare su Twitter una campagna di sensibilizzazione che sta dilagando in tutto il mondo.

L’hashtag #NiUnaMenos è partito lo scorso 11 Maggio con il primo tweet arrabbiato della giornalista argentina che ha lanciato un allarme già noto ma mai troppo spesso sottolineato: “They’re killing us.” Grazie alla vasta eco raggiunta, il 3 Giugno scorso è stata organizzata una marcia pacifica per le strade di Buenos Aires e da lì le proteste si sono diffuse anche ad altre città del paese.

Il tag è diventato presto virale e nel giro di poche settimane la partecipazione, sia fisica che virtuale, è diventata imponente. Le statistiche d’altronde sono scioccanti, ogni giorno troppe donne muoiono per mano di un uomo che le aveva amate o aveva detto di amarle.

L’omicidio di una donna da parte di un uomo è qualcosa che prescinde la sua definizione recente eppure l’uso del termine femminicidio, per quanto sgradevole appaia a molti, ha anche un valore politico: stabilisce il riconoscimento sociale di una violenza di genere da affrontare come tale.

In alcuni paesi essere una donna è più pericoloso che altrove, non esistono tutele legali contro lo stalking e c’è una cultura della sottomissione femminile che rende più difficile ribellarsi e portare alla luce i casi di violenza privata. La Rete però ci ha dato una nuova voce che possiamo sfruttare per difenderci e difendere le donne più deboli, amplificando la loro voce. Può dunque un tweet cambiare le cose? Sì, e se non le cambia ha il potere di avviare un cambiamento o almeno un dibattito.

Photo Credits | Artem Furman / Shutterstock.com

Video integrale di Kiko Arguello sul femminicidio, pro e contro

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Kiko Arguello, nel suo discorso tenuto durante il family day di sabato scorso, ha toccato un tema spinoso come quello del femminicidio. I giornali, quasi tutti, hanno riportato la notizia dicendo che il fondatore del cammino neocatecumenale ha detto che il femminicidio è colpa delle donne. Ma c’è anche chi lo difende, scopriamo perché. 

Kim Kardashian donna oggetto

Kim Kardashian tiene una lezione sulla donna oggetto

Kim Kardashian donna oggetto

Sex symbol che non rifiuta di posare nuda davanti agli obiettivi dei fotografi e sulle copertine delle riviste, Kim Kardashian sorprende tutti tenendo una lezione sulla donna oggetto al Commonwealth Club of California. È stata scelta proprio per la sua esperienza diretta nel campo, cioè nell’uso, anche spregiudicato, del proprio corpo. Se non si intende lei di reificazione del corpo femminile

L’evento è programmato per questo mese e gli argomenti dell’intervento sono tratti dal suo nuovo libro Selfish, con un affondo nelle tematiche dell’oggettificazione della donna. Ma come può un personaggio che del corpo e degli ammiccamenti sessuali ha fatto oggetto e punto di forza avere una qualche autorevolezza sull’argomento?

Le polemiche non tarderanno, alcuni haters si stanno già scatenando puntando il dito sull’infelice scelta, eppure Kim Kardashian una qualche esperienza deve pur averla dal momento che ha costruito un’intera carriera sullo sfruttamento del proprio sex appeal. E tuttavia sembra assurdo che possa avere qualcosa da insegnare in proposito, almeno non dal punto di vista della lotta a quella stessa reificazione contro cui le donne spesso e giustamente si ribellano.

Che ci sia una sottile differenza tra il lucido sfruttamento del proprio corpo, con consapevolezza e a fini di marketing, e l’uso che ne fanno i media trattandoci da cose e non da persone, quello è indubbio. Ma questo limite è così sottile che superarlo è facile, accorgersene più difficile. Nel caso di un personaggio come la Kardashian è addirittura preferibile che il limite rimanga fumoso, ambiguo.

I biglietti per l’evento sono già tutti sold out e non ci è chiaro se ciò dipenda dall’interesse nei confronti delle tematiche affrontate o dalla semplice presenza del personaggio famoso, tra i più seguiti sui social media.

Photo Credits | Tinseltown / Shutterstock.com

donne iraniane senza velo su Facebook

Le donne iraniane senza velo su Facebook

donne iraniane senza velo su Facebook

È in corso una pacifica invasione, sono le donne iraniane senza velo su Facebook: mostrano i capelli ribellandosi ad una legge che impone loro di coprire il capo sin da 1983. Secondo il Codice Penale della Repubblica Islamica dell’Iran tutte le donne in pubblico devono indossare l’hijab o sono passibili di pene che vanno dai 10 giorni ai 2 mesi di reclusione o a sanzioni pecuniarie. Nel 2014 solamente oltre 3.5 milioni di donne hanno subito avvertimenti o l’arresto per via di un abbigliamento ritenuto inappropriato secondo la morale. Oggi le donne iniziano a dire basta.

Lo fanno servendosi della Rete, un potente mezzo a disposizione dei messaggi di gruppi di attivisti che vogliono sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulle tematiche che stanno loro a cuore. In questo caso l’onda lunga sul web è stata iniziata dalla giornalista iraniana Masi Alinejad che ha creato il gruppo su Facebook dal titolo My Stealthy Freedom. Lo scopo è quello di incoraggare le donne a pubblicare immagini di se stesse con i capelli scoperti.

Indossare l’hijab, dicono con forza le donne, deve essere una scelta e non un’imposizione sancita da una legge che prevede pene così severe. La libertà delle donne è ancora fortemente in discussione in paesi come l’Iran e questa battaglia lo dimostra.

La pagina Facebook ha raggiunto più di 840.000 like nel giro di pochi giorni dimostrando che il mondo del web è sempre pronto a schierarsi con forza a favore della libera scelta. Dal canto loro le donne iraniane coinvolte nell’acceso dibattito spiegano che non si tratta di una questione semplice da risolvere. Molte donne infatti vogliono indossare l’hijab, pensano sia giusto e lo accettano di buon grado, considerandolo un simbolo di identità religiosa. Dovrebbe però rimanere una scelta personale e non un obbligo di legge.

Holly Madison, ex coniglietta racconta Playboy e la vita di inferno con Hefner

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“E’ stato più veloce di quanto pensassi, talmente breve che non mi sono neanche accorta di aver sopra di me un corpo tanto pesante”, questa la dichiarazione di Holly Madison sul primo rapporto avuto con Mr. Hugh Hefner, patron di Playboy.

Quello appena citato è solo uno dei tanti episodi che l’ex coniglietta ha descritto nel suo libro «Down the rabbit hole» – dal 23 Giugno nelle librerie- in cui svela i dettagli della vita di inferno trascorsa nella casa di Hefner.

Holly è nata in una piccola città dell’Alaska e ha sempre visto il trasferimento a Los Angeles come la più grande occasione della sua vita. Purtroppo L.A., dove si era trasferita per l’ingresso a Playboy, è stata un’esperienza traumatica: tante ragazze ubriache che ballavano intorno «a un uomo vecchio, duro di udito e goffo».

Oggi Holly ha 35 anni e si pente della sua carriera da «coniglietta fissa» di Hefner.

«Tutto quello che aveva imparato della vita di Hefner e delle conigliette era un’illusione», afferma la Madison descrivendo una casa decadente con oli da bagno, fazzoletti e vasellina in ogni bagno e campo da tennis. Sempre nel libro, Holly descrive un programma blindato per tutte le conigliette. Infatti, per il compenso di 1.000 dollari settimanali, le ragazze avevano il coprifuoco alle nove di sera se non autorizzate ad uscire, con la clausola di avere rapporti sessuali con il padrone al rientro. Poco dopo, Holly racconta di aver chiesto ad Hefner il supporto psicologico di una specialista così da risolvere i ripetuti momenti di depressione, ma il compagno le ha negato tale richiesta.

La libertà tanto bramata arriva col successo del reality show «The Girls Next Door» con Hefner e le altre ragazze, e con l’offerta di partecipare al programma «Ballando con le stelle» nel 2009.

Fonte | La Stampa

Foto | Copyright: s_bukley x Shutterstock

Una donna sulla banconota da 10 dollari

Una donna sulla banconota da 10 dollari

Una donna sulla banconota da 10 dollari

Dal 2020 ci sarà una donna sulla banconota da 10 dollari: la notizia arriva dagli Stati Uniti che ha finalmente approvato questa decisione dopo molti appelli e infiniti sondaggi sul personaggio che avrebbe rappresentato le donne su una banconota.

La scelta dell’effigie da ritrarre sulla banconota è ancora in fieri attraverso un concorso di idee pubblico che ha chiesto di segnalare un personaggio le cui qualità rappresentano la democrazia americana. Al dibattito si può partecipare attraverso l’hashtag #TheNew10.

Le nuuove banconote saranno stampate a partire dal 2020, nel centesimo anniversario dell’approvazione di un emendamento della Costituzione americana che ha riconosciuto il diritto di voto alle donne.

Fino ad ora solo due donne influenti sono state raffigurate su una banconota. Si tratta di Martha Washington e di Sacagawea, che però condivideva la scena con altri personaggi. Altre figure femminili tuttavia hanno conquistato nel tempo gli onori della zecca, ma solo su monete celebrative.

La rosa di nomi attuale prevede le attiviste per i diritti degli afroamericani Rosa Parks e Harriet Tubman, la first lady Eleanor Roosevelt, la prima donna a capo di un consigli di nativi americani Wilma Mankiller.

Lo scopo, secondo il ministero del Tesoro americano, è quello di scegliere una donna che sintetizzi in sé i valori democatici inclusivi tipici della società americana. Su tanta inclusività nutriamo qualche dubbio ma è apprezzabile la scelta di dedicare ad una donna una banconota tradizionalmente dominio di personaggi maschili.

Tra chi applaude la scelta di portare la parità dei sessi sulle banconote c’è anche chi pensa che tutto questo non serva effettivamente ad affermare alcuna parità, ha invece il gusto di una concessione benevola e di una mossa meramente politica e molto furba. Tanto più che, a quanto pare, la banconota sarà condivisa con il suo attuale protagonista, il padre fondatore Alexander Hamilton.

Photo Credits | Chutima Tunarang / Shutterstock.com

Ricomincio da Me, prima sede a Milano dell’ente no profit

Inaugurazione- taglio del nastro

L’Associazione culturale Ricomincio da me apre i battenti a Milano e inaugura la sua prima sede in Italia. Una start up tutta al femminile, Ricomincio da me è la prima realtà associativa  che ha la missione di promuovere, supportare e incentivare l’auto-realizzazione delle donne, grazie a un team di professioniste esperte in vari ambiti.

Ventuno donne libere professioniste che per prime sono state protagoniste di un cambiamento di rotta nella loro vita. Mettendo in campo le proprie competenze e il bagaglio di esperienza personale e lavorativa, saranno loro a guidare altre donne in un percorso di miglioramento a partire dalla valorizzazione delle potenzialità.

Le coach-tutor del team me supporteranno ogni donna che vorrà associarsi in un cammino di crescita personale, per ognuno differente, individuando insieme gli obiettivi da raggiungere.

Sei le macro-aree di intervento consulenziale, in base agli orientamenti professionali: Obiettivo business donna (con sessioni pensate per chi vuole mettersi in gioco dal punto di vista lavorativo), Obiettivo immagine (incontri legati alla valorizzazione del proprio fisico e della propria immagine), Obiettivo donna (incontri che mirano all’auto-realizzazione attraverso il coaching), Obiettivo realizzazione sentimentale, Obiettivo No Stress (sedute per ritrovare il benessere psicofisico e rilassarsi).

Non mancheranno poi momenti di formazione di gruppo, corsi, eventi in città e fuori, workshop, offerte e convenzioni, serate a tema, pensati tutti per le donne che vogliono trovare o ri-trovare la propria strada e guardare il futuro con occhi nuovi, prendendo in mano la loro vita (Obiettivo socializzazione).

Presente a Milano all’inaugurazione della prima sede la delegata del Sindaco alle Pari Opportunità del Comune di Milano, Francesca Zajczyk, che ha sottolineato l’impegno e l’entusiasmo dell’Associazione nell’aver aderito, tra le prime, al progetto “Donne per Milano, Milano per le Donne”, una vetrina di iniziative, progetti ed eventi per le donne nel territorio milanese promossa dal Comune di Milano in concomitanza con Expo 2015.

Elena Elia, la fondatrice di Ricomincio da me, racconta la sua personale storia e come sia nata l’idea di un’Associazione di donne per le donne: Ho studiato ingegneria chimica e dopo 13 anni di lavoro in azienda, talvolta alienante, mi sono accorta di non essere felice e di voler dare una svolta alla mia vita. Dopo aver preso un anno sabbatico in cui ho viaggiato in tutto il mondo, ho intrapreso un percorso come life-coah. Ragionando su cosa volessi fare, ho trovato altre donne con la mia stessa voglia di ripartire da se stesse.

Da qui è nata l’idea di una community al femminile pensata per confrontarsi, creare una rete e condividere esperienze con lo scopo di migliorare il livello qualitativo di vita delle donne. Crediamo profondamente nella complicità femminile, nella forza e nella sinergia di tante meravigliose unicità.

Milano è solo la prima tappa. Parte oggi, infatti, il progetto “Ricomincio da me 2.0”: una piattaforma interattiva per rendere i servizi dell’Associazione disponibili virtualmente in tutta Italia.
“In base ad alcune statistiche del nostro sito e della pagina Facebook, abbiamo riscontrato grande interesse rispetto ai valori e alla missione dell’Associazione. Abbiamo quindi implementato un portale che darà la possibilità alle donne che si associano da altre città di usufruire della consulenza delle professioniste anche a distanza, attraverso webinar o skype. Ci auguriamo a breve di aprire altre sedi in tutte le principali città italiane”.

La prima di queste, inaugurata proprio a Milano in via Giacomo Venezian 18, è il punto di partenza e il primo luogo d’incontro per chi desidera associarsi.

Presso la sede di Milano, insieme a professioniste esperte in vari settori, si potrà prendere parte a tante iniziative che abbracciano un po’ ogni sfera della realizzazione personale: incontri (individuali e/o di gruppo) di coaching, leadership femminile, teatro esperienziale, training, yoga, alimentazione psicosomatica, consulenza professionale e tanti altri ancora. Online il calendario di tutti i corsi e le prossime iniziative.

Foto | Ricomincio da me ufficio stampa