Svetlana Aleksievič, il premio Nobel per la Letteratura 2015

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Svetlana Aleksievic ha vinto il Premio Nobel per Letteratura 2015. Giornalista bielorussa che ha dedicato la sua vita al racconto dei principali avvenimenti dell’Unione Sovietica,  è stata costretta a lasciare il suo Paese perché accusata dal regime di Aleksandr Lukašenko di collaborare con la CIA.

Preghiera per CernobylRagazzi di zinco, Tempo di seconda mano. La vita in Russia dopo il crollo del comunismo sono i libri più importanti di Aleksievic pubblicati in Italia. La scrittrice era la favorita secondo le quote del sito inglese di scommesse Ladbrokes.

Nata nel 1948 in Ucraina da padre bielorusso e madre ucraina, Aleksievic  si è trasferita da piccola con la famiglia in Bielorussia. Dopo i primi lavori come giornalista in diversi giornali locali, ha collaborato come corrispondente per la rivista Neman a Minsk.Attraverso gli occhi della popolazione, ha raccontato gli eventi più drammatici avvenuti in Bielorussia dopo il secondo conflitto mondiale  e si è dedicata a molti fatti storici, più attuali. Perseguitata dal regime si è trasferita a Parigi. Dal 2011 vive nel suo Paese, ma non le è permesso pubblicare alcun testo.

Foto | Svetlana Aleksievic pagina facebook

i sogni finiscono

I sogni finiscono a 29 anni, dice la scienza

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Soglia ultima per sognare 29 anni: lo dice la scienza che ha decretato che i sogni finiscono a quell’età, quando si ha la percezione di essere entrati definitivamente nella fase adulta della propria vita ed è il momento di accantonare le fantasie e vivere la realtà concreta.

Sulle prime la notizia ci lascia incredule e stupefatte, com’è possibile che esista un’età limite entro cui abbandonare i propri sogni, dire addio ai propri desideri e semplicemente rassegnarsi? I sogni non si esauriscono mai, le fantasie nutrono la vita, ci fanno tendere sempre verso il miglioramento. È ancora così, non ci allarmiamo troppo.

È vero però che ad un certo punto, crescendo, avvertiamo sempre di più la pressione della società e delle sue convenzioni che ci trascina in molti casi verso scelte che non sempre corrispondono ai nostri veri desideri. Quante volte ci ritroviamo in una situazione che è stata più determinata dalle circostanze che davvero voluta?

Una ricerca firmata da Beagle Street Life Insurance ha messo nero su bianco questa realtà, che ci piaccia o no. Si tratta di una età media, s’intende, e di una percezione diffusa più che di una verità assoluta.

Sono state intervistate 2000 persone britanniche dai 18 anni in su a cui è stato chiesto non solo di definire quando hanno cominciato a sentirsi davvero adulti ma anche di spiegare perché. Il 64% degli intervistati ha detto che acquistare una casa è un chiaro segno dell’essere adulti. A seguire, tra le motivazioni più diffuse c’è avere un bambino, ma anche sposarsi o andare a vivere da soli. L’età media emersa da questa indagine è stata 29 anni.

Prima di sentirsi definitivamente adulti, prima di dover fronteggiare le difficoltà concrete della vita quotidiana e le proprie responsabilità, viviamo ancora una fase ricca di possibilità aperte, quando fantasticare sul seguito della nostra vita lascia spazio a qualunque speculazione. Una volta che si intraprendono i primi passi verso quello che viene percepito come “crescere” i sogni si restringono e fanno i conti con la quotidianità.

Photo Credits | BlueSkyImage / Shutterstock.com

fumee indoor smoker padiglione israele expo 2015

Presentato il fumee indoor smoker al Padiglione Israele di Expo 2015

fumee indoor smoker padiglione israele expo 2015

Al Padiglione Israele di Expo 2015 è stata presentata una delle novità più interessanti per portare in casa propria una tradizione culinaria antichissima, la preparazione dei cibi affumicati. Si chiama fumee indoor smoker ed è un attrezzo ideato da Asaf Dahan.

L’oggetto dalla silhouette elegante ha reso portatile la possibilità di affumicare il cibo direttamente in cucina, senza rendere la casa puzzolente, senza riempire la stanza di fumo e odori. Ma con tutto il gusto di una pietanza cucinata secondo tradizione. Ancora una volta Israele dimostra di saper coniugare con successo tradizione e innovazione.

È stato presentato ufficialmente al Padiglione Israele nei giorni scorsi con una dimostrazione che potete vedere anche in video. All’interno dello strumento, realizzato in ceramica smaltata, si posizionano gli alimenti da cuocere che trattengono tutte le fragranze, i sapori e gli aromi naturali del cibo, senza disperderli nell’ambiente.

La qualità del cibo non viene compromessa, la cottura è naturale ma più rapida di quanto non si pensi, basta appena mezz’ora. La cucina resta pulita perché non si ha fuoriuscita di liquidi di cottura, vapore o odori vari grazie al tappo ermetico, una delle due parti di ceramica dell’oggetto.

All’interno c’è una struttura metallica che dà stabilità e consente di appoggiare il cibo in modo che in fase di cottura conservi tutti gli aromi che si sprigionano dagli alimenti mentre grassi e scarti finiscono sul fondo. Così si cucina anche in modo più sano.

Il design si ispira alle stoviglie tradizionali medio-orientali mentre le dimensioni sono compatte per offrire uno strumento agile da usare nelle nostre cucine moderne, direttamente sul fornello. La sua capienza però non ne soffre, è capace di cucinare per 6 persone. Si può usare, a seconda degli alimenti da cuocere, per un tempo che va dai 30 minuti alle 4 ore.

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anti-rape cloak abito anti stupro

Anti-Rape Cloak, l’abito anti-stupro

Anti-Rape Cloak

Il dibattito sulla donna oggetto, sulla sessualizzazione del corpo e sul messaggio che la comunicazione trasmette servendosene è più vivo che mai e l’ultima provocazione arriva dall’artista britannica Sarah Maple che ha presentato Anti-Rape Cloak, praticamente un abito anti-stupro.

Si tratta di un mantello nero, ampio e informe, con tanto di nome scritto a grandi lettere su fondo rosso proprio davanti. Lo scopo è quello di servirsi della satira per rispondere a chi ritiene che la scelta degli abiti da indossare possa avere una qualunque responsabilità sul terribile atto di violenza.

Sarah Maple non è nuova alle provocazioni, la sua produzione artistica ha spesso puntato ad accendere il dibattito intorno al corpo della donna e spiega con le sue stesse parole le intenzioni della nuova creazione:

“Mi ha sempre fatto molto arrabbiare l’idea che le donne vittime di stupro possano sentirsi in qualche modo responsabili per ciò che hanno deciso di indossare. Molte donne che conosco ci sono passate e non hanno mai denunciato, sono convinte che non sarebbero state credute. Leggendo Everyday Sexism di Laura Bates mi sono resa conto di quanto questo sentimento sia diffuso – a quante ragazze è stato detto che non sarebbe successo se non avessero indossato quella minigonna o se non avessero frequentato un certo posto.”

L’obiettivo dell’artista, fotogrando in giro per il mondo il suo Anti-Rape Cloak, è quello di incentivare il dibattito sull’eccesso di sessualizzazione delle donne e sull’idea della donna oggetto. E continua, dichiarando a Huffington Post:

“Raramente le donne vengono incoraggiate ad essere sexy. Dai media arriva continuamente un messaggio che punta sulla sessualità femminile ma se poi le donne si vestono in modo provocante, allora significa che se la cercano. È una contraddizione che mi fa infuriare. È ridicolo pensare che un po’ di carne esposta renda gli uomini animali senza controllo. È un’idea che svilisce sia gli uomini che le donne!”

Max Mara Art Prize for Women, annunciate le cinque finaliste

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La Whitechapel Gallery, Collezione Maramotti e Max Mara hanno annunciato i nomi delle cinque artiste finaliste del sesto Max Mara Art Prize for Women durante un evento speciale che si è tenuto nella sede storica di Max Mara a Reggio Emilia, lo scorso 4 ottobre 2015. Le artiste finaliste sono Ruth Ewan, Ana Genovés, Emma Hart, Tania Kovats e Phoebe Unwin.

Le finaliste, che hanno realizzato installazioni, sculture e dipinti, sono state selezionate da una giuria presieduta da Iwona Blazwick OBE, Direttrice della Whitechapel Gallery, e composta da Fiona Bradley, Direttrice della Fruitmarket Gallery di Edinburgo; Sarah Elson, collezionista e fondatrice di Launch Pad, che commissiona e sostiene artiste emergenti; Helen Sumpter, critica e giornalista di Art Review; Alison Wilding, artista e membro della Royal Academy.

Il Max Mara Art Prize for Women è stato istituito da Whitechapel Gallery e Max Mara Fashion Group nel 2005.  La  finalità è la promozione e valorizzazione di artiste che operano nel Regno Unito e non hanno ancora esposto le loro opere in una mostra antologica personale. E’ l’unico premio di arti visive di questo genere nel Regno Unito.

Alla vincitrice, il cui nome sarà annunciato agli inizi del 2016, verrà assegnato un periodo di residenza di sei mesi in Italia, organizzato specificamente in base alla sua pratica e ricerca artistica. Nel 2017, il lavoro della vincitrice sarà presentato in un’importante mostra personale alla Whitechapel Gallery e successivamente alla Collezione Maramotti in Italia.

Le artiste finaliste del Max Mara Art Prize for Women 2015-17 :

Ruth Ewan (n. 1980, Aberdeen)
La pratica artistica di Ewan comprende installazioni, materiale stampato ed eventi. I suoi campi d’interesse sono connessi a storie radicali, politiche e utopiche, da cui attinge tramite un’attenta ricerca e collaborazioni con gruppi diversi – storici, archeologi, orticultori, musicisti, maghi e fornai. Per la sua mostra del 2015 Back to the Fields al Camden Arts Centre di Londra, ha creato una visualizzazione di vita vera del ‘Calendario repubblicano francese’, in un’importante installazione che comprendeva flora e fauna, animali vivi e una tana di lontra di dimensione reale. Dopo la rivoluzione francese, il calendario fu sviluppato su commissione statale da artisti francesi, rinominando i giorni e i mesi dell’anno in relazione agli elementi del mondo naturale, nel tentativo di liberare la Francia da influenze religiose e monarchiche.

Ana Genovés (n. 1969, Madrid)
Genovés impiega fotografie di costruzioni pubbliche, ostacoli e servizi raccolti online, offline e durante i suoi viaggi come referenze per il suo lavoro. Interessata in particolar modo a oggetti e spazi trascurati,  l’artista li ripropone in opere che sottolineano la natura incerta della netta geometria del mondo che ci circonda. La sua recente mostra presso la Standpoint Gallery di Londra ha presentato una selezione di opere site-specific, tra cui Concrete stage and partition wall (2014) che seguendo le particolarità architettoniche della galleria – dal pavimento rialzato di un ex ufficio alle finte pareti – provocava un’ambigua relazione tra lo spettatore e lo spazio stesso.

Emma Hart (n. 1974, Londra)
Hart combina ceramica, video, fotografia e suono. Si interessa al modo in cui le esperienze reali vengono erroneamente rappresentate, quando sono catturate dalla macchina fotografica, veicolando ansie, imbarazzi e autobiografia nel proprio lavoro. L’artista allestisce fotografie e proiezioni video su forme grezze di argilla o impiega cermiche in scala maggiore rispetto alle dimensioni reali all’interno di accurate installazioni che saturano i sensi. Giving It All That (2014), la sua opera più recente per la Folkestone Triennial, è stata installata in un appartamento in disuso, con l’intento di sottoporre il visitatore a diverse forme di pressione sociale. In uno spazio connotato da versamenti e sudore, lunghi arti rosa offrono recipienti d’argilla su vassoi decorati con fotografie raccapriccianti, mentre occhi riflessi su blocknote in ceramica controllano la stanza.

Tania Kovats (n. 1966, Brighton)
Kovats realizza sculture, installazioni su larga scala e opere basate sul tempo che esplorano la nostra comprensione del paesaggio e il modo in cui relazioniamo ad esso. Conosciuta per le sue grandi opere negli spazi pubblici, ha prodotto la prima installazione d’arte permanente del Natural History Museum, Tree, nel 2009. Per celebrare i 200 anni dalla nascita di Charles Darwin, l’opera commissionata si è ispirata a un semplice diagramma tracciato sul suo quaderno d’appunti dopo il viaggio sul Beagle. Per un suo recente lavoro, Rivers (2012), installato nei terreni del Jupiter Artland Sculpture Park in Scozia, Kovats ha raccolto l’acqua di un centinaio di fiumi delle Isole britanniche e inserito i flaconi che la contenevano in una rimessa per barche appositamente costruita.

Phoebe Unwin (n. 1979, Cambridge)
Unwin è una pittrice che sperimenta con una grande varietà di materiali che includono inchiostro di china, vernici a spruzzo, colori acrilici e a olio. L’artista non parte da fotografie, ma spesso crea i suoi lavori traendoli dalla memoria o da blocchi da disegno che servono da quaderni visivi delle sue esperienze quotidiane. Le sue opere, che abbinano composizioni astratte di colori ad acqua, elementi di ritratti e nature morte minimali, comprendono Aeroplane Meal (2008), che presenta la forma riconoscibile di un vassoio in plastica reso piatto  con colore spray, disposto su uno sfondo stratificato che ricorda un tappeto fantasia o un paesaggio visto dall’alto.

Nobel Medicina 2015 a Youyou Tu, 12esima donna a vincere

Nobel Medicina

Il Premio Nobel per la Medicina 2015 va alla scienziata cinese Youyou Tu, dodicesima donna a ricevere questo prezioso riconoscimento: insieme a lei vincono anche William C. Campbell e Satoshi Omura. Determinante, ai fini del trionfo della cinese, è stata la scoperta dell’artemisina, utile per la cura della malaria. William C. Campbell e Satoshi Omura hanno invece messo a punto importanti terapie per la cura di alcune infezioni da parassiti molto frequenti nel Terzo Mondo. Ma quali sono tutte le donne che, negli anni, hanno vinto il Nobel per la Medicina?

Insonnia notturna, manuale di sopravvivenza per mamme

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I bambini che piangono in continuazione e che nonostante i consigli degli esperti non riescono proprio a dormire, generano tensione e stanchezza nei genitori. È inevitabile, qualche volta si considera che tutto sia da ricomprendere nel prezzo della maternità ma poi quotidianamente bisogna sopravvivere. Ecco in che modo. 

lady gaga donna dell'anno 2015 per billboard

Lady Gaga donna dell’anno 2015 per Billboard

lady gaga donna dell'anno 2015 per billboard

Taylor Swift ha guadagnato il titolo lo scorso anno, ma è Lady Gaga donna dell’anno 2015 per Billboard. Il magazine americano elegge la popstar regina del momento. Verrà dunque incoronata alla fine dell’anno donna Billboard del 2015 dalla rivista musicale più influente per ciò che riguarda le classifiche delle hit.

Il premio le sarà consegnato nel corso della cerimonia ufficiale che si terrà il prossimo 11 Dicembre ma ci incuriosiscono soprattutto le motivazioni. Il successo sul palcoscenico della cantante, che ha venduto milioni di copie dei suoi dischi e ha stupito con un look a dir poco esuberante in ogni occasione, ha decretato questa vittoria. Ma non solo. La motivazione ufficiale, spiegata da Janice Min, è:

“Il premio Women of The Year di Billboard rappresenta il meglio nell’ambito della musica e premia un figura influente e che ha avuto un ruolo di leadership nel corso dell’anno. Nessuno incarna questi valori meglio di Lady Gaga nel 2015. Dalla sua incredibile performance nella notte degli Oscar al suo tour mondiale, dai risultati in ambito filantropico grazie alla sua fondazione che mira al miglioramento della vita dei giovani, fino ad arrivare al suo ruolo in televisione nella serie American Horror Story. Non c’è nessuna donna che domini i gusti della cultura pop e ne guidi l’evoluzione come fa lei in questo momento. È davvero una forza.”

Intanto Lady Gaga si prepara all’uscita del suo nuovo album che avverrà nel corso del 2016 e non ci sono dubbi che stupirà come ogni sua impresa artistica. Ma non è mancato neanche il suo commento alla nomina per il premio. Su Twitter Miss Germanotta ha cinguettato:

“Non riesco a credere di essere stata nominata donna dell’anno dalla rivista Billboard. Vi ringrazio e sono enormemente grata.”

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