Le ansie della mamma sono proporzionali all’età del bambino?

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Se c’è un comune denominatore per le mamme, questo si chiama ansia. Un sentimento che cresce man mano che ci si avvicina la parto in gravidanza o man mano che i bambini crescono secondo l’adagio “piccoli bambini, piccoli problemi, grandi bambini, grandi problemi”. Ma è davvero così e come si può rimediare?Le ansie della mamma prima del concepimento e poi in gravidanza, si trasmettono al feto. Come tutto il resto d’altronde. E questa enorme responsabilità che all’improvviso investe la donna crea ansia. Manco a dirlo. Per cui è un circolo vizioso e per venirne fuori sembra che ci sia solo una possibilità: partorire.

Poi leggi articoli come quello sulle cose che del parto non ti hanno mai detto, t’informi sul parto prematuro e più si riduce l’attesa dell’evento, più cresce quell’inquietudine che non è voglia di conoscere il marmocchio, ma voglia di vederlo tra le proprie braccia, per proteggerlo, per fargli capire che mamma si preoccupa e si preoccuperà sempre di lui, sempre. Una specie di minaccia che tra l’altro placa le ansie materne giusto qualche ora, al massimo qualche giorno.

Poi inizia la preoccupazione dell’allattamento che si protrae fino alla scuola al ritmo di: “avrà bevuto/mangiato abbastanza?“. Il bambino, per la mamma è motivo di gioia e preoccupazione e se la mamma soffre d’ansia vivrà come un dramma l’alimentazione del piccolo, lo svezzamento, la lallazione, l’arrivo di un secondo bambino, l’ingresso a scuola, il primo motorino, il foglio rosa, la fidanzata, il lavoro, la macchina, la casa. Insomma tutto.

Se un bambino piccolo può sedare l’ansia della mamma richiedendole coccole e facendosi controllare ripetutamente, diverso è per i grandi che generano ansia nella mamma in modo direttamente proporzionale al guadagno di autonomia e indipendenza. Insomma la mamma vive di ansia e lo fa coscientemente, senza rinunciarci mai, anzi qualche volta essere ansiose nei riguardi dei figli sembra essere l’unica cosa che ci ricorda di essere mamme.

Siete d’accordo?

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