I videogiochi violenti ai bambini sono colpa dei genitori

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Ci sono dei videogiochi che attirano i bambini ma esprimono moltissima violenza nello sviluppo del gioco. Come si fa a prevenire questo incontro tra la violenza espressa nei videogiochi e la psiche curiosa dei bambini? La risposta è nell’atteggiamento dei genitori. Qualcuno tempo fa aveva addirittura proposto un divieto per i minori su alcuni giochi particolari ma la coercizione non sempre porta buoni frutti.

I bambini possono entrare in contatto con giochi che comprendono scene di sesso e di violenza. L’acquisto e la somministrazione di questi giochi è in parte responsabilità del negoziante ma tutto sta nella capacità dei genitori di dire no ai figli. Il proibizionismo, quindi il divieto imposto per legge, sembra un’assurdità al giorno d’oggi, anche per gli esperti di videogiochi.

Se c’è qualcosa che si può fare non è a livello normativo ma su mamme, papà e negozianti. Questi ultimi, ad esempio, devono uscire dalla logica del profitto e devono evitare di vendere qualsiasi gioco a qualsiasi ragazzo.

I genitori, da parte loro, non devono estraniarsi da questa parte della vita dei ragazzi dicendo che non capiscono niente di videogiochi, ma devono essere curiosi degli interessi dei figli e capire se il gioco è adatto all’età dei ragazzi. Un aiuto è fornito dal bollino che indica il target del game. E poi c’è la famosa ricerca su Google, prima ancora della classica domanda al venditore: “ma questo gioco è adatto all’età di mio figlio?”.

Se il gioco non è adatto, però, non si compra e non ci sono capricci che tengano. I genitori devono allenare le orecchie e far prevalere le motivazioni educative della scelta senza tornare sui loro passi. La domanda che poniamo alle mamme è questa: avete mai vietato un videogioco a vostro figlio e se sì, per quale motivo? Vi preoccupano più le scene di sesso o quelle di violenza in un gioco e cosa pensate che possano trasmettere a vostro figlio?

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