Perché un bambino non dovrebbe giocare con le bambole?

I bambini che giocano con le bambole, spesso, lo fanno soltanto per curiosità e non perché hanno una confusione in merito al loro orientamento sessuale. Cerchiamo di capire meglio così che i genitori siano meno preoccupati

Tra i due e i tre anni i bambini sono animati da una forte curiosità che li porta ad esplorare il mondo, partendo proprio dalla camera con i giocattoli. Tra questi, potrebbero esserci giocattoli da maschietti e giocattoli da femminucce, sempre che si possa fare una differenza netta tra i due insiemi.

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Secondo Luigia Camaioni, a partire dai 4 anni in poi, più della metà dei giochi proposti e messi in pratica dai bambini, sono tipizzati. Ci sono quindi i giochi da maschietti e giochi da femminucce. I primi fanno giochi come la lotta per finta o il calcio, che richiedono uno sforzo fisico molto intenso. Le bambine, invece, accudiscono le bambole o si divertono in cucina, in pratica riproducono la routine famigliare.

Da questo punto di vista è la società ad avere un’influenza molto forte sulle persone e anche i genitori finiscono per proporre atteggiamenti e giochi fortemente tipizzati ai loro figli.

A questo punto c’è da chiedersi se un bambino che giochi con le bambole abbia trovato il modo di esprimere la propria femminilità, oppure se sia una semplice curiosità.

Gli psicologi, per affrontare la tematica, in genere introducono i concetti di identità sessuale e identità di genere. L’identità sessuale è quella biologica e certa. L’identità di genere, invece, è un costrutto psicologico relativo alle sensazioni dell’individuo che può essere uomo ma sentirsi donna e viceversa.

Nei bambini fino a tre-quattro anni è prematuro parlare di espressione dell’identità di genere sulla base della scelta dei giochi. Per cui, un bambino che giochi con le bambole non è da considerarsi una “femminuccia” e nemmeno la bambina che predilige giochi fisici come la lotta è da etichettare come un “maschiaccio”.

La scelta dei giocattoli può nascondere una confusione nell’identità di genere, nel momento in cui il bambino maschio non solo gioca con le bambole ma in modo insistente rifiuta e allontana tutto ciò che esprime mascolinità e quindi dimostra in modo evidente di non essere a proprio agio, di non riuscire a far combaciare identità di genere e identità sessuale. Un discorso analogo è da farsi per le bambine.

Gli psicologici invitano i genitori a non essere frettolosi nell’etichettare i bambini anche per il fatto che tra i tre e i quattro anni sono molto imitativi e non sempre esprimono quel che sono veramente. Ci permettiamo di chiedere allora: c’è davvero da preoccuparsi se il bambino fa confusione sulla sua identità di genere?

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