Bonus Bebè per mamme disoccupate, in cosa consiste?

Fino a questo momento abbiamo sottolineato l'importanza e l'esistenza dei sussidi economici per le mamme lavoratrici che si affidano ad una baby sitter o ad un asilo nido quando arriva il momento di tornare a lavoro

Anche se la mamma è formalmente disoccupata, può ottenere un sussidio economico per la maternità che è il famoso assegno dei Comuni. Pur essendo erogato da un’amministrazione locale non può essere sovrapposto al trattamento previdenziale, semmai le donne che richiedono un incentivo legato al loro rapporto di lavoro ed ottengono un assegno di maternità bassissimo, possono chiedere che questo sia compensato nella quota differenziale dal Comune.

Tecnicismi a parte, entriamo nel cuore della questione analizzando chi può fare la richiesta per questo bonus bebè e a quanto ammonta l’assegno.

Quanto spetta alle mamme disoccupate?

Le mamme che non sono formalmente impiegate, che non lavorano e per questo non versano contributi al sistema previdenziale, hanno comunque diritto ad un bonus bebè, un aiuto economico per la maternità. Questo contributo erogato dai comuni è pari a 1545,55 euro a bambino. Il che vuol dire che nel caso in cui si adottino più bambini, si ottengano in affidamento o ci sia un parto gemellare, l’importo complessivo è moltiplicato per il numero di figli che entrano a far parte del nucleo famigliare.

Chi può richiedere il bonus bebè?

Questo assegno di maternità dei Comuni deve essere richiesto all’amministrazione ma è pagato dall’INPS alle donne non occupate. Quali donne? Possono farne richiesta:

1. le cittadini italiane
2. le cittadine comunitarie
3. le cittadine extracomunitarie in possesso della carta di soggiorno
4. le cittadine non comunitarie in possesso del permesso di soggiorno CE per i soggiornanti di lungo periodo
5. le cittadine non comunitarie in possesso della carta di soggiorno di un famigliare cittadino dell’UE o cittadino italiano, della durata di 5 anni
6. le cittadine non comunitarie in possesso della carta di soggiorno permanente per i famigliari non aventi cittadinanza di uno stato membro.

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