La tendenza dell’AB Crack e la cultura del corpo distorta

AB Crack è lo spazio verticale tra i muscoli addominali e anche il nome dell'ultimo trend social che distorce la percezione del corpo femminile.

Si chiama AB Crack l’ultima tendenza in fatto di corpo femminile, spopola sui social e conquista adepte ma al tempo stesso impensierisce e suscita polemiche. Tra le molte sfide lanciate sui social media, come quella del punto vita largo quanto un foglio A4, è forse la più impressionante.

Di cosa si tratta? L’idea è quella di essere talmente magre e allenate da creare uno spazio verticale al centro dell’addome, tra le fasce muscolari del retto addominale. Sui social le immagini che esibiscono con fierezza un ventre con tanto di scavo centrale crescono a dismisura ma abbondano anche i commenti negativi.

È l’ennesima tendenza che sui social network esplode con la potenza di cui è capace il mezzo digitale e si espande con proporzioni spaventose nel giro di pochi giorni. Il risultato è la trasmissione, rapidissima e pericolosa, di un ideale di bellezza che mina l’autostima delle donne, comunica una percezione distorta del corpo femminile e invita, più o meno esplicitamente, ad aderire al canone imposto dal trend, per quanto possa essere irrealistico e irraggiungibile.

Chi difende la tendenza dell’AB Crack spiega che non dimostra altro che un grande impegno fisico e una intensa tonificazione muscolare. D’altro canto i detrattori sottolineano che perché la scanalatura sia evidente bisogna essere estremamente magre. In tutti i casi si tende a trasmettere una cultura del corpo distorta dall’imposizione di una tendenza.

La grande diffusione dell’hashtag #abcrack dimostra il successo di questo trend. Naturalmente non c’è niente di strano nell’avere il cosiddetto AB Crack, se appartiene alle caratteristiche fisiche del proprio corpo, quello che invece appare pericoloso è l’aspirare ad ottenerlo ponendoselo come obiettivo perché ritenuto un ideale di bellezza da raggiungere. In gallery alcune immagini tratte da Instagram e Twitter che illustrano il dibattito che sta nascendo intorno alla questione.

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