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Le antiprincipesse mandano in pensione le eroine di una volta

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Ci sono le principesse con le gonne larghe a balzelli, la ritrosia tipica di chi vanta sangue blu e poi quell’aspetto fatato e incredibilmente bello che soltanto la favola vecchio stile sa regalare alle donne. E poi ci sono le antiprincipesse, che hanno caratteristiche ben diverse e che con molta fatica si stanno guadagnando la loro gloria. 

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Kelsie Swygart e il make-up che trasforma

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Un’immagine per mille parole è un motto tanto più vero da quando le reti social hanno preso il sopravvento nelle nostre vite: basta guardare la foto di Kelsie Swygart, giovane beauty guru del web, per comprenderne la portata. Il problema è che spesso l’interpretazione delle immagini prende vie del tutto inaspettate.

L’immagine che vedete, e che mostra come il make-up sia in grado di trasformare radicalmente il nostro aspetto, è stata fonte di innumerevoli polemiche nelle ultime due settimane, da quando Kelsie ha scelto di pubblicare la prima foto con il make-up a metà.

L’idea è nata dalla sfida Power of Makeup lanciata poco meno di un anno fa sulla Rete in cui si chiedeva alle partecipanti al tag di mostrare solo metà del viso truccato. Perché allora la foto di Kelsie ha suscitato tanto clamore, commenti crudeli e bullismo vero e proprio, quando c’erano già decine di video a tema?

Qualcuno si è limitato a dire che il trucco è esagerato, altri si sono spinti a criticare la scelta di coprire le sue lentiggini inviando un messaggio scorretto alle altre donne che verrebbero invitate indirettamente a nascondere le proprie peculiarità.

Se da una parte la pubblicità e il continuo battage su modelli di bellezza irrealistici fa la sua parte di danni, inducendo troppe donne a desiderare di aderire a canoni ideali innaturali, d’altro canto cosa dire degli attacchi che questa ragazza ha suscitato giocando con il make-up? Lei però non ha fatto una piega e dopo aver pubblicato una seconda foto con il trucco a metà ha spiegato:

“Non indosso sempre tanto trucco. L’ho fatto solo per la challenge. Di solito durante il giorno non mi trucco affatto se non quando vado a lavoro indossando solo eyeliner e mascara. […] Se anche lo indossassi tutti i giorni però sarebbe solo affar mio e di nessun altro. […] Quando ho pubblicato la prima foto mai avrei pensato che le persone avrebbero reagito così. […] Ho impiegato anni e sentirmi a mio agio con me stessa ed è qualcosa su cui lavoro ancora ogni giorno.”

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Nei consultori non ci possono essere obiettori di coscienza

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Il Movimento per la Vita aveva fatto ricorso al TAR contro una delibera della Regione Lazio che imponeva che nei consultori fossero garantite le prescrizioni di anticoncezionali e fossero rilasciati certificati di gravidanza. Il TAR ha respinto i ricorsi, mettendosi di fatto dalla parte delle donne. 

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Self Love Club, un tatuaggio per amarsi di più

Il nuovo trend in fatto di tatuaggi è partito da un’artista australiana, Frances Cannon, che ha chiamato la sua idea Self Love Club. È più di quel che sembra, anche se il nome lascia intendere già qualcosa: non solo un trend decorativo ma una dichiarazione di intenti.

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Lo spunto iniziale si è già trasformato in un vero e proprio fenomeno globale destinato a crescere ancora grazie al potete tam tam della Rete che ha rapidamente accolto e diffuso l’idea secondo cui si dichiara a chiare lettere, sulla propria pelle e ove sia ben visibile, la ferma volontà di volersi bene.

A prima vista un concetto banale, nasconde in realtà il desiderio di rendere presente, a se stessi e agli altri, che il primo passo per il rispetto passa attraverso la necessità di prendersi cura di se stessi e imparare ad apprezzarsi.

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In un’epoca in cui sempre più bruciante è il tema del rispetto nei confronti delle diversità e si moltiplicano le iniziative contro la violenza sulle donne, risulta un gesto di forte valore simbolico tatuarsi sulla pelle l’appartenenza ad un ideale club i cui membri affermano con decisione la voglia di volersi bene.

Non è un caso che ad iniziare il trend sia stata una donna che ha deciso di incoraggiare le persone a credere di meritare amore e cura e a capire che il primo passo deve sempre provenire da noi stessi. Se non ci apprezziamo noi per primi, sarà più difficile riuscire ad essere apprezzati dagli altri, sostiene l’artista, che racconta:

“Dopo aver fatto il mio tatuaggio ho deciso di condividerlo su Instagram e invitare altre persone ad unirsi al club e a diffondere il concetto.”

Un invito presto raccolto perché molte persone hanno reagito positivamente e hanno continuato a diffondere l’idea, trasformando un semplice spunto iniziale in un vero e proprio club a cui via via si è aggiunta la creatività di ciascuno che ha dato maggior forza al concetto.

Le regole per appartenere al club sono solo tre: mostrare a se stessi rispetto, amore, perdono e comprensione; offrire le stesse cose anche alle altre persone; rispettare il proprio corpo e prendersene cura, sia in senso fisico che mentale. Sembra facile ma non lo è. Che l’appartenenza ad un club che si impegna a farlo possa servire da incentivo? Forse, ma di sicuro è importante il messaggio che si cerca di diffondere.

Fertility day, i 7 migliori Paesi in cui trasferirsi per crescere i propri figli

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Il fertility day ha scatenato il dissenso tra le donne e non soltanto tra quelle che non possono avere figli o hanno difficoltà nel procreare. La campagna di comunicazione ministeriale ha fatto rinverdire le rivendicazioni femministe a suon di incitazioni alla libertà di fare di fare figli ma anche al diritto sacrosanto di non farne.

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Le avances online non gradite trasformate in illustrazioni

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Le avances online possono essere fastidiose, spesso sono bizzarre, a volte persino divertenti ma quasi sempre non gradite. Un’artista ha deciso di trasformarle in illustrazioni per raccontare un disagio che molte donne devono sopportare nella loro vita digitale.

La proliferazione di social network, siti di incontri e piazze digitali degli ultimi anni ha reso semplice accedere ad una mole di materiale davvero notevole che ha dato il via ad una riflessione e dunque al progetto di Emmie Tsumura.

L’artista si è accorta di quanto possano essere misogine, inappropriate o addirittura volgari le avances che le donne ricevono online, soprattutto su siti specifici per incontri – come OkCupid, Tinder o match.com. Spesso gli uomini danno per scontato che le donne che cercano un contatto su app e siti dedicati siano disposte a tollerare le avances più sgradevoli.

“Sono una persona curiosa per natura così la sensazione di sorpresa, offesa e disgusto è stata subito seguita da una sorta di fascinazione”

ha detto a BuzzFeed l’illustratrice e graphic designer che ha esplorato il mondo dell’approccio sessuale online. Ricevendo commenti espliciti e diventando oggetto d’attenzione sessuale di alcuni uomini, spiega Emmie, una parte di sé pensava “Ma mi stai prendendo in giro?” mentre un’altra si sentiva contemporaneamente molto triste e sola e un’altra ancora pensava a quanto fosse esilarante il messaggio.

Dopo aver ricevuto miriadi di immagini spinte non richieste e approcci espliciti non graditi, Tsumura ha deciso di trasformare la sua esperienza negativa in qualcosa di nuovo, positivo e creativo. Così è nata la serie di disegni che ritraggono gli strani personaggi che le hanno inviato i messaggi più disparati.

“Molte persone che hanno visto le illustrazioni si sono sentite capite e meno sole.”

La chiave del progetto è proprio qui. Se le avances sono la normalità su siti nati proprio per favorire gli incontri, è anche vero che una buona parte delle persone che utilizzano questi servizi sono vulnerabili e si sentono insicure e sole. L’interazione è automaticamente squilibrata e il rapporto umano svilito.

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Le attrici di Girls in lingerie senza ritocco

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Lena Dunham si è già schierata nel dibattito sulla percezione del corpo femminile ma torna a farlo insieme ad una sua collega di Girls, la serie tv che scrive e interpreta. Lo fa indossando una collezione di intimo: in lingerie senza ritocco? Proprio così.

Protagonista degli scatti insieme a Lena Dunham è Jemina Kirke che nella serie tv interpreta Jessa. Entrambe posano indossando i capi della marca Lonely Girls esibendo con naturalezza il proprio corpo. Non solo ogni scatto è privo di qualunque intervento di fotoritocco ma dichiara, con la forza delle immagini, che non è necessario essere una fotomodella senza difetti e dalla taglia striminzita per scegliere di indossare lingerie vezzosa e sentirsi a proprio agio nella propria pelle.

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Un messaggio forte per smentire una volta di più un distorto ideale di bellezza che la pubblicità e la società in generale impongono alle donne tramite un costante bombardamento su quali debbano essere i canoni a cui aderire. Se non ci si conforma, ci si nasconde. E se invece ci si comportasse semplicemente in modo naturale, senza né esibire né vergognarsi del proprio corpo?

È quello che il marchio Lonely Girls ha scelto di dire chiedendo di posare a due personaggi che nella vita come nella carriera professionale hanno già imboccato la stessa via e che mostrano senza problemi la loro diversità: di taglia e di forme ma anche di punto di vista nei confronti dell’ideale di bellezza dominante.

Così un servizio fotografico pubblicitario che ha lo scopo di lanciare una linea di biancheria intima diventa un manifesto della nuova femminilità che cerchiamo di affermare. È una femminilità libera da condizionamenti, capace di essere ciò che è e non costretta a diventare qualcos’altro, ad uniformarsi ad un’idea estetica del tutto estesiore e priva di spessore.