Come si coltiva il Gombo

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In molti negozi ortofrutticoli e nei supermercati si vede con sempre maggiore frequenza il Gombo, un ortaggio che per gli italiani appare sconosciuto ma poi, portato in tavola, è apprezzato in tutta la sua esplosione di sapore. È una pianta che può entrare a far parte del vostro orto?

Se siete di quelli che devono sempre sperimentare una coltivazione nuova, per curiosità e voglia, sappiate che il Gombo può darvi molte soddisfazioni. In Italia lo conoscerete anche con il nome di okri. Della pianta in questione di consumato i baccelli commestibili.

Si tratta di una pianta originaria della regione Etiopica ma è molto diffuso anche nelle zone arabe e in India. È stato importato per la prima volta dal Brasile nel XVII secolo e oggi si coltiva con assiduità in Messico, Turchi, Asia, Europa orientale e Albania.

Che tipo di pianta è

Appartiene alla famiglia delle Malvacee per cui è molto vicina all’ibisco. Può raggiungere un’altezza che varia da 1,50 a 4-5 metri, a seconda della varietà; quelle coltivate sono per lo più annuali. Le foglie del Gombo sono di colore verde scuro brillante. I fiori invece sono color giallo-zolfo e al centro hanno una macchia porpora. Sono molto decorativi ma poco durevoli. Appassiscono infatti nel giro di un giorno.

È una pianta facile da coltivare

Il gombo è di origine tropicale o sub-tropicale, ma può essere coltivato anche in Italia, soprattutto sulla fascia costiera. In genere si semina alla fine di maggio direttamente in terra e se ne raccolgono i frutti durante tutta l’estate. In genere la temperatura ideale per queste piante è quella media di 25°. La facilità della coltivazione è anche legata al fatto che la pianta non ha bisogno di essere irrigata e concimata con troppa frequenza.

Il gombo, a seconda del periodo di semina, matura da luglio a settembre.

Photo Credits | ami mataraj / Shutterstock.com

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