Sabina Karlsson: di curve, lentiggini e vera bellezza

Sabina Karlsson

Fisico generoso, viso spolverato di lentiggini, non aderisce al canone di bellezza dominante ma bellezza sprizza da tutti i pori: si chiama Sabina Karlsson ed è la modella che stavamo aspettando. Con i suoi capelli rossi e ricci e un girovita taglia 46, è la dimostrazione che la diversità caratterizza le donne prima ancora dell’adesione ad un ideale di bellezza univoco e che spesso appare finto e irraggiunbile.

Sabina Karlsson non ha mai avuto il fisico da modella e per aderire alle richieste del mercato e realizzare il suo desiderio si allenava tre volte al giorno, si imponeva mille rinunce e in definitiva rinnegava se stessa. Finché non ha smesso. Lo ha raccontato a InStyle:

“Era una continua guerra tra me e il mio corpo. Dopo un po’ ne ho avuto abbastanza. Mi allenavo tre volte al giorno e vivevo a dieta stretta. Finché non ho detto basta.”

L’accettazione del suo corpo ha portato una nuova consapevolezza insieme ad una taglia diversa, quella naturale. Inizialmente pensava che questo cambiamento avrebbe determinato la fine della sua carriera ma così non è stato.

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Sabina è diventata una stella su Instagram, ha firmato numerosi contratti e soprattutto è tornata a sorridere e ad essere felice e soddisfatta di sé. La sua consapevolezza è contagiosa e sui suoi social pubblica immagini che la mostrano sicura di sé e splendida nonostante ciò che il mondo della moda e della bellezza definirebbe difetti ma che sono solo caratteristiche fisiche che fanno di Sabina la donna che è e non un manichino identico a decine di altri.

L’exploit delle modelle non tradizionali, spesso curvy, va di pari passi con la maggiore attenzione della moda a segmenti di mercato che rispondono a esigenze di donne reali. È la moda a doversi adattare alle donne e non viceversa. Anche se ancora il messaggio non è stato recepito a tutti i livelli. Alcuni segnali però ci sembrano incoraggianti.

I migliori consigli per asciugare i capelli senza phon

asciugare i capelli senza phon

In estate fare asciugare i capelli al vento e al sole è piacevole e a volte indispensabile. Sopravvivere al caldo afoso infatti richiede di adottare misure di emergenza per evitare il getto caldo e asfissiante del phon. La buona notizia  che si può asciugare i capelli al sole senza per forza vederli secchi, stopposi e ingestibili. Tutto quello che dovete fare è seguire i nostri consigli a prova di hairstylist.

1. Tamponare

Per ridurre l’effetto crespo devi assolutamente evitare di arruffare i capelli strofinandoli. Tamponali delicatamente e non strofinare con un’asciugamano perchè tende ad agire sulla cuticola dei capelli rendendoli crespi.

2. Curare

Aumenta le dosi del balsamo, scegli una maschera nutriente oppure applica un balsamo senza risciacquo sui capelli prima di asciugarli. Con i giusti prodotti i tuoi capelli resteranno luminosi e morbidi, saranno nutriti e idratati e l’effetto crespo sarà solo un brutto ricordo. Una spuma o un gel vi aiuteranno ad ottenere l’effetto bagnato. Se invece il problema sono le radici troppo piatte, utilizza uno spray effetto salsedine per dare sostegno e ottenere le famose beach waves.

3. Non pettinare

Evita di pettinare i capelli dopo averli lavati. Se proprio li devi districare, fallo sotto la doccia prima di sciacquare il balsamo. Dopo, aggiustali con le dita, o al massimo con un pettine di legno, perchè la spazzola potrebbe rompere le naturali onde dei capelli e rovinare tutto. Per ottenere dei ricci più consistenti puoi arrotolare i capelli con de dita. Per fissare delle naturali onde morbide basta avvolgere i capelli tra le dita per 5 minuti.

Prevenire (o curare) la puntura delle zecche nei bambini

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I bambini d’estate sono più liberi e per questo, andandosene in giro per prati, potrebbero anche essere punti dalle zecche. È chiaro che il problema ha una soluzione ma bisogna in primo luogo prevenire. Come? UPPA ha realizzato un prontuario per i genitori alle prese con i bambini vivaci. 

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Kondom, la soluzione per ogni esigenza

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Il mondo del sesso è ampio e sfaccettato, ecco perché da sempre Kondom mette grande impegno nel cercare di soddisfare ogni esigenza. Il suo sexy shop on line è piuttosto ben fornito, non a caso questa azienda è da sempre leader nella vendita di giocattoli erotici e preservativi nel campo dell’e-commerce.

AB Crack

La tendenza dell’AB Crack e la cultura del corpo distorta

AB Crack

Si chiama AB Crack l’ultima tendenza in fatto di corpo femminile, spopola sui social e conquista adepte ma al tempo stesso impensierisce e suscita polemiche. Tra le molte sfide lanciate sui social media, come quella del punto vita largo quanto un foglio A4, è forse la più impressionante.

Di cosa si tratta? L’idea è quella di essere talmente magre e allenate da creare uno spazio verticale al centro dell’addome, tra le fasce muscolari del retto addominale. Sui social le immagini che esibiscono con fierezza un ventre con tanto di scavo centrale crescono a dismisura ma abbondano anche i commenti negativi.

È l’ennesima tendenza che sui social network esplode con la potenza di cui è capace il mezzo digitale e si espande con proporzioni spaventose nel giro di pochi giorni. Il risultato è la trasmissione, rapidissima e pericolosa, di un ideale di bellezza che mina l’autostima delle donne, comunica una percezione distorta del corpo femminile e invita, più o meno esplicitamente, ad aderire al canone imposto dal trend, per quanto possa essere irrealistico e irraggiungibile.

Chi difende la tendenza dell’AB Crack spiega che non dimostra altro che un grande impegno fisico e una intensa tonificazione muscolare. D’altro canto i detrattori sottolineano che perché la scanalatura sia evidente bisogna essere estremamente magre. In tutti i casi si tende a trasmettere una cultura del corpo distorta dall’imposizione di una tendenza.

La grande diffusione dell’hashtag #abcrack dimostra il successo di questo trend. Naturalmente non c’è niente di strano nell’avere il cosiddetto AB Crack, se appartiene alle caratteristiche fisiche del proprio corpo, quello che invece appare pericoloso è l’aspirare ad ottenerlo ponendoselo come obiettivo perché ritenuto un ideale di bellezza da raggiungere. In gallery alcune immagini tratte da Instagram e Twitter che illustrano il dibattito che sta nascendo intorno alla questione.

giornata vs violenza donne

Centri antiviolenza chiusi, donne ammazzate due volte

violenza-su-donna

I Centri Antiviolenza, ogni anno, assistono più di 15.000 donne ma adesso sembrano essere stati dimenticati dallo Stato che sta provvedendo alla loro chiusura. Che fine fanno le donne assistite da questi centri? Perché sono stati chiusi questi punti nevralgici della battaglia contro la violenza sulle donne? 

Più esercizio fisico in gravidanza e meno cesarei

donna incinta con pesi in mano

Più esercizio fisico in gravidanza e meno cesarei: lo afferma una ricerca condotta dalla Thomas Jefferson University, negli Stati Uniti. Fare moderato esercizio fisico nei nove mesi di gestazione avrebbe effetti benefici per la donna, consentendole di partorire in modo naturale con percentuali più elevate.

omicidio pistorius

Quanto vale la vita di una donna: la condanna di Pistorius a 6 anni

condanna di Pistorius

Era il giorno di San Valentino di tre anni fa quando Reeva Steenkamp morì per mano del suo compagno che la uccise con un colpo di arma da fuoco. In pochi conoscono il suo nome, in molti la ricordano come la fidanzata di Oscar Pistorius, ma tutti oggi possono dire che la sua vita valeva solo 6 anni.

È questa la pena a cui è stato condannato Tribunale di Pretoria che ha giudicato colpevole il responsabile dell’assassinio. La modella sudafricana era stata testimonial di una campagna antistupro prima di diventare l’ennesima vittima della violenza sulle donne e proprio da parte dell’uomo che diceva di amarla. Sorte beffarda.

Dunque così poco vale la vita di una donna? Vorremmo affermare che vale più di quanto qualunque numero possa quantificare eppure i tribunali di tutto il mondo ogni giorno si esprimono in proposito, almeno quando è possibile riconoscere un colpevole e condannarlo. Molti, troppi restano i casi insoluti. Ma molti, troppi sono anche quelli che vedono corrispondere una pena troppo lieve all’uccisione di una donna.

Reeva oggi avrebbe 33 anni, la sua bellezza continuerebbe a splendere, i suoi progetti a crescere. Invece è stata uccisa brutalmente, poi dimenticata e ricordata solo come “la donna di” e infine ridotta ad un numero ridicolo: 6 anni di reclusione per aver stroncato una vita. Ma se in primo grado l’atleta era stato condannato a 5 anni per omicidio colposo, com’è possibile che in appello, dopo aver accertato che aveva l’intenzione di ucciderla, la pena sia stata estesa di un solo anno?

Un episodio di cronaca amarissimo che riapre la riflessione mai troppo approfondita. Quanto vale la vita di una donna? Come intervenire, a livello culturale e preventivo prima ancora che legislativo e punitivo, per arginare una situazione sempre più allarmante? E la giustizia come può aiutare le donne se dispone di strumenti smussati?

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