Perché non si parla delle donne pentite della maternità

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Nella società ci sono sempre stati i tabù e fino a qualche anno fa si diceva fosse il sesso. Oggi qualcosa è cambiato, la liberalizzazione dei costumi fa sì che il sesso, in molte delle sue forme, sia addirittura pubblicizzato. Oggi infatti, il nuovo tabù è la morte, da quella auspicata a quella reale, compresa quella inevitabile a quella “scelta”. 

Perché parliamo di morte? Perché l’aborto che coinvolge molte donne, è questo: è un po’ morire. E non parliamo soltanto del feto, in fondo muore un po’ anche la donna che per scelta, per necessità o per “natura”, non porta a termine la sua gravidanza.

Tale è il tabù della morte che unito ad una serie di convinzioni e credenze religiose, almeno nel nostro Paese rende difficile l’aborto. E arriviamo al dunque: le donne che vorrebbero abortire e non riescono, quelle che alla fine si fanno convincere che un bambino è la cosa più bella del mondo, in un secondo momento devono fare i conti con la loro coscienza e devono rendere conto del fatto che sono pentite di essere mamme. Possibile? Ne parla la sociologa israeliana Orna Donath, autrice del saggio “Regretting Motherhood” in cui evidenzia che troppo spesso la maternità è inserita in modo naturale nel percorso di vita di una donna ma ce ne sono alcune, forse anche molte, che non vogliono diventare mamme. Dice quindi la sociologa:

Spero che un giorno il fatto di non diventare madre inizi a essere trattato come una delle scelte legittime che è possibile prendere in merito alla riproduzione; che non si chieda e non si trattino le donne come se non avessero le competenze per essere padrone del loro corpo, delle loro vite, (dis)abilità, pensieri e sentimenti.

E se la scelta di non essere mamme non si potesse fare? Allora si potrebbe arrivare al pentimento che segue la messa al mondo del bambino. Purtroppo il pentimento, a livello sociale, è considerato un sentimento negativo da cui tenersi alla larga e molte donne si trovano così a vivere in modo tragico un’emozione naturale. La domanda che vale la pena porsi è: meglio una donna che sceglie di non essere mamma o una mamma che si pente della sua maternità?

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