Fabrizio Corona scrive un’altra lettera dal carcere

Fabrizio Corona ha scritto un'altra lettera dal carcere per parlare del difficile momento che sta attraversando e delle difficoltà della vita in carcere.

Qualche giorno fa, dopo la notizia dell’assoluzione di Silvio Berlusconi, Marco Travaglio ha deciso di lanciare una raccolta di firme per dare la grazia a Fabrizio Corona.

La motivazione era molto chiara:

Ora che le telefonate di un premier alla Questura di Milano per far rilasciare una minorenne fermata per furto non sono più reato, una domanda sorge spontanea: che ci fa Fabrizio Corona nel carcere milanese di massima sicurezza di Opera per scontarvi un cumulo di condanne a 13 anni e 8 mesi, poi ridotte con la continuazione a 9 anni? È normale che un quarantenne che non ha mai torto un capello a nessuno marcisca in prigione accanto ai boss mafiosi al 41bis, per giunta col divieto di curarsi e rieducarsi, fino al 50° compleanno?

Il risultato è stato un successo, anche molti personaggi del mondo dello spettacolo hanno aderito all’iniziativa, che ha messo in luce molti aspetti negativi della giustizia italiana. Intanto Fabrizio Corona ha scritto un’altra lettera dal carcere, letta dalla madre durante “In onda” su La7:

Che cosa mi hanno fatto? Cosa sono riusciti a farmi? Non è giusto, è allucinante, è incredibile, è schifoso. Sono quasi due settimane che non esco più dalla cella, che non dormo più, che non vado più all’aria, che non partecipo più a nessuna attività, che non parlo più con nessuno, a malapena mangio, ho lo sguardo fisso e perso nel vuoto. Mi muovo dannatamente all’interno del mio piccolo e sporco spazio ristretto con la sentenza in mano. Continuo a rileggerla e impreco. Sbatto la testa contro il muro, tiro pugni alla finestra.

Fabrizio Corona è disposto a qualunque cosa pur di far valere le sue ragioni:

Ora, dopo tutto questo, sono disposto a morire per avere riconosciuta la mia giustizia, perché sia raccontata la verità dei fatti. Ieri è toccato a me ma domani potrebbe capitare a voi. Soltanto una settimana fa, dopo quasi 600 giorni di galera fatta, ho scoperto che non solo ero stato condannato per estorsione aggravata ma che l’estorsione era stata fatta secondo i giudici di Torino con metodo mafioso. Ho fatto da incensurato 107 giorni di carcere preventivo in regime di massima sicurezza in cella con quel Peppe Iannicelli, boss della ‘ndrangheta. Quella carcerazione mi ha rovinato la vita. Mi sono perso e sono diventato quello che voi avete creato.

L’ex re dei paparazzi ammette i suoi errori senza problemi, lo ha sempre fatto, ma tira fuori un argomento molto spinoso, il fatto di essere finito in carcere con una pena così esagerata solo per aver alzato troppo la cresta:

La vita è una sola e non si può marcire dentro una cella solo perché sei antipatico o hai pestato i piedi a qualcuno di troppo potente. Non mi possono anche vietare di rieducarmi, non è giusto. Dico basta, io ora voglio giustizia e sono pronto a sacrificare tutto. Anche la mia vita.

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