Strong is the New Pretty, le foto di Kate Parker

strong is the new pretty

La forza è la nuova bellezza, in barba agli schemi sociali e alle imposizioni dei canoni dominanti che vogliono le donne sempre e comunque femminili, anche fino all’eccesso e sin da quando sono ancora piccolissime. Strong is the new pretty è il progetto creativo di Kate Parker che dice no a tutto questo.

La fotografa di Atlanta ha ritratto le sue figlie per celebrarne la bellezza imperfetta ma autentica, non quella che il mondo si aspetta da loro ma quella intrinseca, più spontanea, che non ha niente a che vedere con un aspetto carino da dolce principessina tutta boccoli e glitter.

Una risposta forte e interessante alla richiesta continua di perfezione in un mondo che impone di conformarsi ad un modello di bellezza a dir poco estenuante e instrada le bambine sin dalla più tenera età.

Vediamo ogni giorno le più piccole così come le adolescenti circondate da giocattoli che imitano le principesse, abiti e accessori scintillanti e rigorosamente rosa, tutti volant e dettagli vezzosi. Il trucco si usa sempre prima e i cartoni animati sono fortemente caratterizzati – ma le questioni di genere sono sempre più dibattute.

Kate Parker dice no e lo dice a modo suo. Le sue ragazze sono “forti, atletiche, coraggiose, disordinate, gioiose e frustrate” e non hanno bisogno di essere come la società vorrebbe che fossero perché “essere belle o perfette non è così importante. Quello che conta davvero è essere chi si è.”

Il progetto inizia un anno fa ma i suoi contorni non erano ancora definiti. La fotografa si è accorta solo riguardando i ritratti a distanza di tempo che le foto più belle erano quelle in cui le sue bambine di 6 e 9 anni apparivano autentiche, se stesse, libere di esprimersi senza pressioni. La fotografa ha voluto porre l’accento proprio su questa pressione per aderire agli standard che il mondo si aspetta. E ci sembra sia riuscita perfettamente nell’intento.

Photo Credits | Facebook/Kate Parker

principesse disney etnia

Se le principesse Disney avessero un’etnia diversa

principesse disney etnia

Le principesse Disney sono state immaginate e rivisitate in molti modi diversi nell’arco di molti decenni, prima dalla stessa casa di produzione dei cartoni animati più amati al mondo, poi da tantissimi artisti contemporanei. Da ultimo sono diventate sempre più frequenti le rivisitazioni digitali delle amate principesse, quelle classiche e le più recenti.

Qualcuno le ha immaginate abbigliate in chiave moderna, qualcun altro ha svelato come sarebbero davvero se vivessero nella nostra realtà quotidiana anziché nel mondo della fantasia. Oggi scopriamo come le ha rivisitate l’autore del Tumblr Let There Be Doodles, immaginando che siano di etnia diversa rispetto a quella originariamente ideata nel lungometraggio animato.

Già Disney stesso in anni moderni ha dimostrato di sforzarsi in tal senso proponendo sui grandi schermi principesse di diverse etnia, pur seguendo il contesto della storia che raccontava: ricordiamo Mulan, Jasmine, Pocahontas, Tiana. E se la principessa Aurora fosse stata invece di origine giamaicana? E se la bella di Aladino fosse stata cinese? E se Mulan fosse stata egiziana?

L’artista che ha ripensato le principesse più note di ieri e di oggi ha spiegato di non avere avuto in mente alcun intento politico elaborando questo progetto. A muoverlo è stato solo il desiderio di sperimentare e di concedere maggiore spazio alla diversità in questo mondo come anche in quello della fantasia.

Le illustrazioni rivelano qualche felice intuizione, alcune principesse appaiono molto più belle, affascinanti e interessanti cambiando la loro etnia. D’altronde i racconti fantastici per definizione ci trasportano sempre in un contesto diverso da quello reale e inoltre molte fiabe archetipiche si ritrovano quasi identiche in diverse civiltà, anche molto lontane tra loro.

Photo Credits | Tumblr

Cannes 2015, il festival prosegue tra applausi e delusioni

Irrational-man_Allen

La filosofia mi ha sedotto da quando ho iniziato a girare film. Da ragazzino, non so perché, ero attratto da quelle che la gente chiama ‘domande esistenziali’. Poi ho iniziato la mia personale ricerca, scoprendo le opere di Ingmar Bergman e studiando filosofi come Nietzsche e Kierkegaard“.

E’ questa la premessa per il ritorno di Woody Allen, che mancava sulla croisette dal 2011 quando apriva la sessantaquattresima edizione con Midnight In Paris. Ritorna a Cannes con un lavoro fuori concorso, Irrational Man, per il quale ha scritturato nuovamente Emma Stone (Magic in the moonlight) e Joaquin Phoenix, reduce dal fortunato Inherent Vice.

L’Irrational Man è un professore di filosofia che ha perso fiducia in se stesso e nel mondo. A metterlo ulteriormente in crisi sarà l’incontro con Jill Pollard, una brillante studentessa.

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Grande delusione per The sea of trees, il film che ha segnato il ritorno di un altro grande e amato regista Gus Van Sant (Belli e Dannati, Elephant, Will Hunting) con un cast d’eccezione: Matthew McConaughey, Ken Watanabe e Naomi Watts.

Accolto con estrema freddezza, la pellicola è già considerata uno dei lavori peggiori di Van Sant. Ambientato ad Aokigahara, un rifugio di spiriti in un bosco giapponese, la storia racconta l’incontro tra Arthur Breenan (Mconaughey) e Takumi (Watanabe).
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Grande sorpresa per l’esordio alla regia di Natalia Portman, che presenta a Cannes il suo A tale of Love and Darkness. Avevo sentito molte storie dai miei nonni, sul loro rapporto con i libri e sull’apprendimento di una nuova linguaMi avevano raccontato del loro rapporto con Israele e con l’Europa. Per questo quando ho letto A Tale of Love and Darkness mi era sembrata una storia troppo familiare che ero interessata ad esplorare“, così commenta l’attrice premio Oscar il suo esordio alla macchina da presa con adattamento del bestseller di Amos Oz in concorso per la Camera d’Or.

Ambientato alla fine del 1940, A tale of love and darkness racconta la storia del giovane Amos e dei suoi genitori Arieh e Fania che lasciano l’Europa durante le persecuzioni, rifugiandosi in Palestina.  Fania (Portman) è una donna estremamente fragile che deve adattarsi ad un paese straniero. In preda ad una forte crisi depressiva, si alienerà dal mondo, illustrando al figlio il potere della letteratura.

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Grande successo per il secondo film italiano in concorso: Mia Madre, dodicesima pellicola del regista romano Nanni Moretti che continua ad essere sempre molto apprezzato a Cannes. Mia madre racconta la storia di Margherita (Margherita Buy)  la storia di una regista in crisi (Margherita Buy) divisa fra il set di un film con un attore hollywoodiano (John Turturro) e la madre malata (Giulia Lazzarini), che assiste insieme al fratello premuroso (Nanni Moretti).  A complicare ulteriormente la vita della protagonista, c’è il rapporto con la figlia adolescente (Beatrice Mancini) e una relazione che sta per finire.

Durante la conferenza stampa, il regista si è concesso un piccolo sfogo: “Non saprei dire se il pubblico e la stampa straniera vedano in modo diverso il mio cinema rispetto agli italiani quel che è certo è che fuori dall’Italia si vedono i miei film per quello che sono, senza interferenze. Da noi si finisce per vedere il film pensando al personaggio pubblico Nanni Moretti, alle sue idee politiche, al perché rilascia poche interviste, al tasso di freddezza o calore con cui parlo con i giornalisti. Fuori dall’Italia non è così” e ha continuato “Sono molto contento che ci siano tre film italiani in competizione e altri titoli nostrani in varie sezioni del festivalma la mia impressione è che questo sia ancora il risultato di iniziative individuali di registi e produttori mentre il clima in Italia intorno al cinema, sia come fenomeno industriale che artistico, è sempre molto distratto”.

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Foto | Irrational Man movie

Mamme sexy, quando l’Instamom sfugge di mano – foto

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OK, la questione dei selfie delle mamme – l’Instamom come lo chiamano in molti – sta sfuggendo di mano alle mamme stesse e con l’hashtag nato per protestare contro i canoni di bellezza eccessivamente restrittivi al femminile, si stanno vedendo le peggio cose (o le meglio cose, secondo la prospettiva maschile). 

petizione contro deagostini

Una petizione contro DeAgostini per la pubblicità sessista

petizione contro deagostini

Dopo le polemiche sulla pubblicità inglese in bikini giallo, succede qualcosa di simile anche a casa nostra: di pubblicità sessista viene accusato un grande gruppo editoriale italiano. Su Change.org e sui social network gira da alcuni giorni una petizione contro DeAgostini per la pubblicità affissa sui mezzi di trasporto urbano milanesi.

Al momento sono state raccolte quasi 7500 firme e i promotori dell’iniziativa si sono attivati anche sui social network con una pagina dedicata oltre che sulla pagina ufficiale di DeAgostini a cui hanno chiesto spiegazioni sul perché utilizzare un pungiball con mutandine di pizzo per rappresentare la donna insieme ad un claim ritenuto oltremodo offensivo: “Da come tenersi in forma a come tenersi un marito.”

Indignate o addirittura arrabbiate le reazioni di donne e uomini che considerano irrispettoso nei confronti di ambo i sessi il riferimento alla donna come ad un sacco da picchiare e alle capacità seduttive come strumento per affermarsi. Con il risultato, sottolineano molti sostenitori della petizione, di incitare alla violenza sulle donne.

DeAgostini ha replicato puntando l’accento sull’intento ironico della campagna pubblicitaria:

“la redazione di deabyday.it è costernata dalla reazione che la nostra campagna pubblicitaria ha suscitato in alcune di voi. Mentre ci scusiamo se abbiamo potuto urtare la sensibilità di qualcuno teniamo a precisare che, evidentemente, non avevamo intenzione di offendere o attaccare nessuno.”

Anche dallo Iap, l’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria coinvolto nelle richieste di rimozione dello spot, la risposta è stata asciutta e ha sminuito la lettura offensiva della campagna:

“…l’organo di controllo non ha condiviso la lettura prospettata, in quanto non sono presenti nel messaggio elementi che possano indurre sul piano figurativo a identificare negli oggetti rappresentati (un punchball e uno slip in pizzo) la donna come oggetto. Essi indicano in modo figurato e ironico gli argomenti proposti al pubblico femminile dal web magazine pubblicizzato, quali consigli e approfondimenti su temi come lo sport e la seduzione. Anche la parte testuale conferma la lettura ironica del messaggio, limitandosi ad illustrare in modo sintetico il campo di argomenti trattati dal sito, escludendo contenuti offensivi o discriminatori.”

Non la pensano così i detrattori della pubblicità che hanno sferrato un attacco web al gruppo editoriale chiedendo non solo la rimozione dei pannelli ma anche le pubbliche scuse di DeAgostini. La pubblicità è effettivamente sparita ma a quanto pare solo per la decorrenza dei termini di affissione e non per effetto della petizione.

Scarpe p/e 2015, i sandali metallizzati

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La moda della bella stagione la riconosciamo già dal primo sguardo, colori vivaci sostituiscono i look total black dei mesi più freddi, accessori dalle tinte forti rendono unici i nostri look e spesso le tonalità pastello fanno capolino nei nostri guardaroba. Oggi siamo qui per proporvi una novità, uno dei maggiori trend della stagione p/e 2015: il metallizzato. Certo non verrà applicato a qualsiasi capo presente nel nostro armadio, ma ci riferiamo solamente agli accessori e in particolare alle calzature.