Nudi di donne per non fare votare Trump

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Un altro tassello alla campagna elettorale americana che dall’avvento di Trump è sicuramente più colorita che in passato. Il progetto si chiama “Tramps against Trump” e promette a tutti coloro che si recano a votare e votano chiunque tranne Donald, la foto di una donna o di un uomo nudo. 

picchiare le mogli in pakistan

In Pakistan i mariti possono picchiare le mogli

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È sempre scoraggiante scoprire situazioni in cui le donne sono ancora subalterne all’uomo e in loro completa balia, sappiamo che c’è ancora molta strada da fare verso la parità di genere e il rispetto tra i sessi ma è allo stesso tempo un moto d’orgoglio che ci pervade e ci induce a combattere con maggiore determinazione certi atteggiamenti di violenza più o meno esplicita.

È la riflessione che provoca la notizia della recente proposta di legge avanzata in Pakistan secondo cui i mariti possono picchiare le mogli, ma “leggermente.” Oltre al danno la beffa, perché la legge parla della possibilità di picchiare la propria moglie “con leggerezza” a fini educativi.

A riportare parzialmente il testo di legge è il Washington Post che sottolinea alcune delle situazioni in cui al marito sarebbe concesso picchiare la moglie: se rifiuta vestirsi secondo le norme imposte dal marito, se rifiuta di avere con lui un rapporto sessuale, se non fa il bagno dopo il rapporto sessuale o durante le mestruazioni, se interagisce con un estraneo senza il permesso del marito o se parla a voce troppo alta.

Una legge che incoraggi la violenza sulle donne, normando addirittura tutti i casi in cui questo uso (e abuso) è non solo concesso ma tutelato, è un passo indietro che vanifica le molte lotte che le donne pakistane, e le donne di tutto il mondo, hanno condotto per decenni per acquisire una dignità che le sottragga all’ingerenza costante del marito e degli altri uomini della propria famiglia in ogni ambito della propria vita pubblica e privata.

Per rispondere a questa assurda proposta di legge il fotografo Fahhad Rajper ha scelto di ritrarre le donne pakistane moderne, indipendenti e fiere, che fanno il lavoro che hanno scelto e posano con uno sguardo aperto e pronto a sfidare una legge inaccettabile.

Il giovane fotografo ha scelto di dire no alla proposta avanzata dal Consiglio islamico con un progetto che dia voce e volti alle donne contempoanee di un paese che vuole svincolarsi dai legacci di un passato asfittico che rischia di soffocare il loro presente.

Nasce così la campagna #TryBeatingMeLightly, letteralmente “prova a picchiarmi con leggerezza”, con 12 ritratti in bianco e nero accompagnati dai commenti delle donne che hanno posato e sbeffeggiato a modo loro una proposta di legge considerata ridicola oltre che del tutto lontana dal vero spirito dell’Islam:

“Picchiami con la tua intelligenza, se puoi. Picchiami con il tuo spirito. Picchiami con il tuo sorriso. Picchiami con la tua gentilezza. Ma se hai il coraggio di picchiarmi anche solo con una piuma, sarò costretta a reagire. Con l’amore.”

Così Sadiya Azhar, una delle donne ritratte negli scatti, ha deciso di rispondere alla provocazione del Consiglio dell’idelogia islamica che vigila sulle leggi emanate dal governo in modo che non contrastino con la legge islamica. In questo caso però lo fa incentivando e legalizzando la violenza domestica.

Photo Credits | Golfmhee / Shutterstock.com

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Con la Guess contro la violenza sulle donne

Belen guess

Con la Guess, contro la violenza delle donne, lo scorso 27 maggio ha visto scendere in campo nel corso del “Denim Day” numerosi vip testimoniare la propria solidarietà nei confronti del mondo femminile con un semplice gesto: quello di indossare dei jeans. Come è nata questa curiosa protesta?

Lapo Elkann bacia Uma Thurman ma lei non ci sta

Lapo Elkann

In occasione dell’Amfar Gala per la lotta all’Aids, Lapo Elkann per congratularsi con Uma Thurman ha deciso di stamparle un bel bacio in bocca, immortalato prontamente per poi fare il giro del mondo.

senza tacchi ti licenzio

Senza tacchi ti licenzio, se ti trucchi ti pago di più

senza tacchi ti licenzio

Mentre i paesi arabi compiono piccolissimi ma costanti passi verso l’emancipazione, l’Occidente annaspa ancora nella più bieca discriminazione. Ha fatto scalpore la notizia di qualche giorno fa secondo cui una receptionist di un’azienda londinese è stata licenziata per aver rifiutato di presentarsi a lavoro sui tacchi alti. Ma non è l’unico episodio di cui vogliamo discutere.

La protagonista della storia che dà l’avvio alla nostra riflessione è Nicola Thorp, 27 anni e dipendente di una società finanziaria. La donna si è presentata al lavoro con le scarpe basse, vedendosi riprendere immediatamente per non aver aderito al rigido dress code richiesto.

Dress code sì, ma fino a dove arrivare prima che si trasformi in discriminazione? Secondo il Guardian la giovane impiegata era stata derisa quando aveva fatto presente di essere vittima di discriminazione per essere stata invitata a non ripresentarsi al lavoro senza tacchi a spillo. La legge inglese dà ragione all’azienda e alla ragazza non è rimasto che lanciare un appello sui social e una raccolta firme nel tentativo di attirare l’attenzione sul suo caso.

Fin qui la cronaca recente. Ma il quadro è ben più ampio di quanto non possa apparire da un singolo episodio e il verbo apparire cade proprio a proposito visto che di apparenza si tratta: secondo uno studio condotto dalle università di Chicago e della California, le donne che si truccano e si curano molto ricevono un salario più alto rispetto a chi si cura di meno. Con buona pace delle competenze.

La ricerca, realizzata a livello nazionale, ha coinvolto 14.000 persone intervistate su diverse questioni relative a lavoro, formazione e salario valutati sulla base della cura della propria persona, inclusi scelta dell’abbigliamento, pettinatura e make-up.

Il risultato conferma che le persone curate tendono a guadagnare il 20% in più rispetto a coloro che hanno un look più ordinario. Questa disparità risulta più evidente tra le donne che non tra gli uomini e si somma ad un gap salariale incolmabile tra uomini e donne a parità di ruolo: con amara ironia ci viene da pensare che siamo tutte troppo sciatte per guadagnare di più?

Photo Credits | Moustache Girl / Shutterstock.com

app per migliorare la vita sessuale

8 app per migliorare la vita sessuale

C’è un’app per ogni esigenza, a quanto pare, e ce ne sono anche parecchie pensate per rendere più piccante, interessante e movimentata la vita intima: scopriamo 8 app per migliorare la vita sessuale.

app per migliorare la vita sessuale

Per dare una sferzata di energia alla monotonia della routine, per sperimentare con il proprio partner, per scoprire nuove possibilità. Che si viva in una coppia stabile o meno, queste app daranno un po’ di pepe.

Durex Experiment

L’esperimento dura 4 settimane durante le quali potrete mettere in pratica suggerimenti, qualche gioco erotico e pratiche mai sperimentate prima, magari da inserire tra le proprie abitudini. L’idea è quella di creare una maggior intimità e confidenza con il partner.

Desire

Somiglia al vecchio gioco adolescenziale Obbligo o Verità, ma in chiave sexy. Lo scopo è dare una spinta al desiderio sessuale creando l’atmosfera giusta. Ci sono varie categorie tra cui scegliere per divertirsi a giocare… a tema.

iKamasutra

Come dice già il nome, è la versione digitale del buon vecchio Kamasutra. Un vero e proprio manuale con guida illustrata che spiega posizioni e pratiche sessuali. Si può creare la lista delle posizione preferite ma anche quella delle posizioni già sperimentate o in attesa di essere provate.

Orgasmometro

Per chi vuole stimare con esattezza la propria prestazione, questa app consente di monitorare la durata e l’intensità dell’orgasmo. Registra i movimenti e i gemiti emessi durante la pratica sessuale e a partire da questa dati elabora una valutazione e la confronta con la media nazionale.

Sextastik

Simile alla precedente, questa app calcola anche quante calorie si consumano durante ogni incontro sessuale anche in base alla situazione specifica: per esempio se si è in auto o a letto, da soli o in compagnia.

Sex Game Roulette

È il gioco della bottiglia ma in chiave sexy. Non è l’unica del genere, a quanto pare associare il gioco d’azzardo al sesso funziona sempre molto bene.

Sex Master

Solo per nerd del sesso: fornisce un mucchio di dati scientifici e curiosità a tema. Per esempio che baciarsi fa bruciare 26 calorie al minuto.

Hot Tips

Consigli pratici per tutti gli imbranati del sesso che non padroneggiano (ancora) l’arte della seduzione.

Photo Credits | nito / Shutterstock.com

Gender pay gap: le donne guadagnano meno degli uomini, anche in Italia

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L’Italia, quando si parla di pagare le donne meno degli uomini anche a parità di lavoro, non è seconda a nessuno. Una classifica e una ricerca dedicate al gender pay gap dimostra che non siamo messi bene, in Italia come anche in altri 33 paesi finiti sotto la lente d’ingrandimento. 

L’emancipazione delle donne arabe attraverso la moda

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Non solo aride dune di sabbia e veli in testa: l’immagine dell’Arabia Saudita è spesso percepita in maniera errata dall’Occidente anche se le donne che vivono quotidianamente la realtà di quel paese sanno che la strada da percorrere per conquistare diritti e libertà è ancora lunga. Lunga ma già intrapresa. Dopo la conquista delle votazioni e le battaglie per la parità, scopriamo che l’emancipazione delle donne arabe passa anche attraverso la moda.

Sono sempre di più le giovani donne che, dopo una formazione in Occidente, tornano nel loro paese per apportare i cambiamenti in cui sperano e si moltiplicano le iniziative culturali volte a scardinare i vecchi principi proponendo modelli sociali nuovi.

Tra le ultime iniziative c’è anche la Jeddah Vogue Fashion Experience, un evento organizzato da Vogue con la partecipazione di Franca Sozzani e il sostegno della principessa Adelah bint Abdullah bin Abdulaziz. Lo scopo era quello di coinvolgere giornaliste e stilisti di tutto il mondo nella valutazione della nuova moda emergente araba, firmata da designer giovani e promettenti.

La giuria composta da Silvia Venturini Fendi, Delfina Delettrez Fendi, Alberta Ferretti, Stella Jean e Farida Khelfa ha selezionato il lavoro di alcuni designer arabi che voglio rinnovare la moda e la percezione della donna nella società araba. Il vincitore del concorso ha conquistato la possibilità di presentare la sua collezione a Palazzo Morando durante la prossima settimana della moda milanese a Settembre.

L’evento ha voluto porre l’accento sul tentativo di rinnovamento interno ma anche sul desiderio del mondo arabo di correggere la percezione spesso errata e asfittica che il mondo esterno ha della società saudita.

Protagonista di questa rivoluzione pacifica che passa attraverso la moda e i codici stilistici è Nora Aldamer, stilista autodidatta che ha vinto il concorso con la sua collezione Chador. Si sono fatti notare anche Mariam Bin Mahfouz, Nouk Hakeem de Haal Inc e Alaa Balkhy de Fyunka.

Ciascuno dei dieci finalisti ha offerto una visione molto personale, moderna ed elegante della donna araba che vuole emanciparsi, conquistare il posto che le spetta non solo nella società araba ma anche nel contesto internazionale, smentendo la concezione stantia della donna saudita succube e priva di voce, tutta da aggiornare.

A sostenere questa battaglia c’è anche il grande magazzino saudita Rubaiyat che nei suoi spazi, accanto ai grandi marchi della moda internazionale, propone anche artisti locali di nicchia dando loro spazio e visibilità, particolarmente alle stiliste che affrontano le barriere servendosi di un linguaggio, quello della moda, che per sua stessa natura supera i confini.

Photo Credits | Avesun / Shutterstock.com