In Cina spopola il facekini e la religione non c’entra niente

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Dopo quel che è successo sulle spiagge francesi con il divieto – e la conseguente multa – per le donne musulmane di indossare il burquini, si è scatenata una bagarre mediatica contro i divieti islamici che impongono alla donna di non mostrarsi in pubblico. E se invece fosse una libera scelta come per il facekini cinese?

gigi hadid troppo magra

Gigi Hadid troppo magra: ecco come risponde

gigi hadid troppo magra

Gigi Hadid troppa magra? Forse, ma la modella più richiesta del momento non accetta le critiche dei fan che ritiene immotivate e inutilmente aggressive e risponde a tono spiegando che non è affatto troppo magra ma tonica e in forma e che il corpo delle donne cambia nel tempo.

L’intera vicenda, che potrebbe essere liquidata come l’ultimo gossip social dell’estate, si inscrive in realtà nel più ampio dibattito che coinvolge la percezione del corpo femminile attraverso il mondo della comunicazione, si tratti della pubblicità o dell’account personale di una celebrità.

Qualche settimana fa la modella plus size Ashley Graham era stata accusata di essere dimagrita tradendo tutte le donne in carne di cui era diventata rappresentante e portavoce. Pochi giorni fa è toccato difendersi su Instagram anche a Gigi Hadid, modella statuaria che negli ultimi mesi, secondo i fan più attenti, avrebbe perso troppo peso.

Utilizzando lo stesso social su cui ha ricevuto le critiche, la supermodel ha tenuto a precisare, circostanziando le sue spiegazioni:

“Quando le ragazze diventano donne il loro corpo cambia. Essere giudicata per il mio peso da una donna di una certa età dimostra fino a che punto le persone adorino esprimere giudizi di valore del tutto ingiusti e inadeguati. Mi piaceva il mio corpo atletico a 17 anni tanto quanto mi piace il mio corpo attuale. […] La mia massa muscolare era una conseguenza degli allenamenti di pallavolo a scuola ed è cambiata con il passare degli anni per trasformarsi nei muscoli di chi pratica la boxe.”

E aggiunge che il suo stile di vita da modella che viaggia molto e non si ferma mai può aver influito sui cambiamenti del corpo ma non sono stati deliberati, si sente in forza e in salute ed è quello che conta. Invita dunque i commentatori più feroci a riflettere meglio prima di esprimere giudizi sul corpo delle persone.

Non è la prima volta che Gigi chiede ai suoi followers di evitare commenti sul corpo ma i social sono veri e propri focolai di polemiche e il dibattito sulla distorsione del corpo femminile inevitabilmente passa anche attraverso le piazze digitali. Peccato che spesso anziché intavolare un dibattito costruttivo si finisca solo per accusare la celebrità di essere, a seconda dei casi, troppo magra o troppo poco magra.

10 motivi uscire donna tatuata

Allarme tatuaggi, poche garanzie sui coloranti

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Allarme tatuaggi e a lanciarlo è il report Safety of tattoos and permanent make-up (sicurezza nei tatuaggi e nel trucco permanente), a cura del Joint Research Centre della Commissione Europea nel quale si punta il dito soprattutto contro i coloranti, molti dei quali fuggono ai controlli e per questo si rivelano potenzialmente pericolosi.

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Fu Yuanhui e le mestruazioni alle Olimpiadi

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L’argomento mestruazioni è ancora largamente tabù in molte parti del mondo e anche dove apparentemente non lo è rimane comunque un argomento che attiene alla sfera personale, anche se di recente sempre più spesso salta agli onori della cronaca.

Ora si è trattato di un’artista che rifiuta l’imposizione sociale di nascondere un fenomeno del tutto naturale pubblicando su Instagram foto esplicite, ora della discussione a proposito dell’abolizione delle tasse sugli assorbenti. Più di recente a riportare l’argomento in primo piano è stata l’atleta Fu Yuanhui, bronzo nei 100 metri in stile dorso.

La nuotatrice cinese è apparsa piegata in due dal dolore dopo la staffetta 4×100 con le sue compagne di squadra. Non per la medaglia sfiorata, si sono infatti classificate quarte, ma per i dolori mestruali. Allo Shanghaiist che l’ha intervistata dopo la gara ha detto che la delusione non c’entrava, la colpa era del ciclo mestruale che era arrivato inaspettatamente la notte precedente.

“Ma non è una scusa – si è affrettata ad aggiungere l’atleta – è solo che non ho nuotato bene come avrei dovuto.”

Nel mondo dello sport le mestruazioni sono vissute spesso come un impiccio a cui non bisogna permettere in nessun caso di influenzare la prestazione, men che meno una gara. La grande pressione a cui le donne sono sottoposte per essere all’altezza della situazione, quale che sia la situazione, le induce spesso a minimizzare o nascondere aspetti del proprio essere che sono del tutto normali e dovrebbero essere accettabili e accettati.

Fu Yuanhui ha scelto di essere onesta e di parlare apertamente del ciclo mestruale, un gesto che alle Olimpiadi, immensa cassa di risonanza mediatica, può avere un significato maggiore di quanto l’atleta non avesse immaginato rispondendo ad un’intervista. Eppure non ha potuto esimersi dall’aggiungere che in verità lo stato fisico dipendente dal ciclo non ha condizionato la prestazione sportiva. E se anche fosse?

Il burkini limita la libertà o è una questione di igiene?

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Il burkini è un costume che – com’è facile intuire – va a coprire il corpo per intero. Lo usano le donne musulmane che aspirano all’integrazione nei luoghi pubblici ma non vogliono andare contro la loro religione. Peccato che sia un costume che a Cannes è vietato per legge. Si discute allora del fatto che possa essere una questione di libertà. 

Come gestire il diabete in vacanza

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Come gestire il diabete in vacanza? La domanda può sembrare sciocca e invece non lo è perché questa malattia ha continuo bisogno di attenzioni anche in estate quando invece le vacanze o comunque il rallentamento dei soliti ritmi frenetici tendono a farla passare in secondo piano.

Mamma coraggio denuncia il figlio per salvare i fratelli

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La mamma è sempre la mamma, quante volte l’abbiamo sentito ripetere? Una mamma proteggerà sempre ad oltranza i figli. Anche questo è un adagio molto in voga. Ma capita anche il contrario, tra critiche, dubbi e ripensamenti. La storia di questa madre coraggio, a Milano, è emblematica. 

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La moda cambia il mondo, un abito contro l’omofobia

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La battaglia contro l’omofobia continua anche se con alterni successi in varie parti del mondo e per sensibilizzare l’opinione pubblica è scesa in campo anche la moda: una modella transessuale ha indossato un abito composto da tutte le bandiere in cui l’omofobia è ancora una realtà radicata.

Ad occuparsi dell’evento è stata COC, un’organizzazione olandese che si batte per i diritti della comunità LGBTQ. L’abito è stato realizzato utilizzando le bandiere di tutti i paesi nei quali le persone vengono stigmatizzate o addirittura condannate per il proprio orientamento sessuale. L’idea del progetto è mostrare come la moda, con la sua immensa potenza espressiva e simbolica, possa contribuire a cambiare il mondo lanciando un messaggio forte.

La modella scelta per lanciare il messaggio è Valentijn De Hingh mentre l’abito è stato creato dallo stilista Mattijs van Bergen insieme all’artista Oeri van Woezik che hanno scelto la linea di un sontuoso vestito da sera. È composto dalle bandiere dei 72 paesi che ostacolano la libera espressione della propria sessualità e nei quali l’omosessualità è ritenuta contraria alla legge.

Resta un fatto che la piena accettazione sociale è ancora lontana a realizzarsi anche in paesi nei quali non esiste una legge apertamente contraria ma si solleva spesso biasimo, più o meno velato, quando non addirittura disprezzo o violenza. È una questione che tutti dobbiamo affrontare a partire dal mondo in cui viviamo, sia esso anche il “civilissimo” Occidente. Ecco perché il progetto lanciato in Olanda è quanto mai attuale anche per ciascuno di noi.

L’abito è stato fotografato da Pieter Henket che ha scelto il Rijksmuseum e lo sfondo di un celebre quadro di Rembrandt, Ronda di notte. L’immagine è stata pubblicata su Instagram in occasione dell’ EuroPride 2016 che ha avuto luogo proprio ad Amsterdam nei giorni scorsi.

Il team che ha creato il progetto ha annunciato di voler sostituire con una bandiera arcobaleno ogni bandiera dei paesi che via via garantiranno i diritti delle comunità LGBTQ. L’obiettivo è trasformare il vestito in un immenso arcobaleno. La strada è lunga ma il primo passo è compiuto.

Photo | Instagram