Ghosting, gli effetti psicologici della rottura sull’ex partner

Rompere con il partner e sparire: una strategia di sopravvivenza o una scelta da codardi? La parola agli esperti.

Dimenticate le lettere di addio scritte a mano, i brutali whatsapp, i lunghi post su Facebook o le spiegazioni via e mail: la nuova frontiera per scaricare il partner e chiudere la relazione è fare ghosting.

In pratica significa sparire, scomparire dalla vita del partner chiudendo senza spiegazioni il rapporto di coppia, negandosi alle telefonate, alle mail, ai messaggi. Insomma scomparendo del tutto e diventando un fantasma. Senza prendersi le responsabilità di dover giustificare i motivi della fine di una relazione. 

In un’epoca iperconnessa come quella attuale, il ghosting diventa forse una tattica talmente tradizionale che manda in men che non si dica in pensione i logorroici drammi francesi e americani in cui tutti cercavano di spiegarsi la fine di una relazione analizzando ogni minimo dettaglio. Servito in pasto al gossip dopo la rottura fra Charlize Theron e Sean Penn tanto che l’attrice, autrice del ghosting si sarebbe dovuta giustificare con la stampa (negando tutto), il ghosting non è neppure una novità. Il termine in realtà è entrato di diritto nel lessico comune dal 2014 lasciando intuire come le esperienze in merito si moltiplichino sempre di più.

GHOSTING, SCOMPARIRE PER LASCIARE IL PARTNER (DA CODARDI)

Ma quali reazioni scatena il ghosting fra i partner della ex coppia? Inevitabilmente quello che si va a creare è un vero e proprio scompenso e un diverso gioco di ruoli. Da una parte, chi fa ghosting assume una posizione di superiorità potendo decidere se e come rompere la relazione e sparire arrigandosi il diritto di tirarsi fuori da qualcosa nel modo più facile possibile e senza dover rendere conto a nessuno. Dall’altra, il partner scaricato viene travolto da un senso di inadeguatezza e insicurezza nella continua speranza di poter essere ricontattato, invischiato nelle perenni domande del caso (le più comuni? “che cosa ho fatto? È stata colpa mia? Perché? E via dicendo) anche perché è facile che in una situazione del genere, si aumenti psicologicamente il peso della mancanza dell’altro. Senza contare il fatto che il fantasmato si strugga alla ricerca spasmodica di un confronto diretto che gli viene sistematicamente negato.

Un comportamento adottato, pare, più frequentamente dalle donne che non dagli uomini: stando alle statistiche di Elle basate su 185 individui il 16,7% degli uomini e il 24,2% delle donne si sono comportati come fantasmi. Questione di sopravvivenza fra esseri umani? Forse che sì, forse che no. Magari anche di egoismo.

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