pixee fox punto vita

Pixee Fox, la donna con il punto vita da 40 cm

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L’uso del corsetto era tanto consueto quanto doloroso nei secoli andati ma c’è ancora chi se ne serve per ottenere l’agognato vitino da vespa che nessun allenamento in palestra può promettere. Poi però rischia di morire. Succede ad una modella americana di origine svedese che ha un punto vita di appena 40,5 centimetri.

Per riuscire ad ottenere questo incredibile e anche un po’ impressionante risultato ha hatto ricorso ai corsetti ma si è anche fatta rimuovere alcune costole in modo da poter ridurre ulteriormente il diametro del suo girovita. Cosa non si è disposte a fare in nome di un pur discutibile ideale di bellezza?

In consueguenza di questa scelta la donna sarà costretta ad indossare il corsetto per tutto il resto della sua vita perché se lo togliesse rischierebbe addirittura di morire. L’intervento di rimozione delle costole è avvenuto lo scorso Ottobre e la modella ha mostrato orgogliosamente su Instagram l’immagine della cicatrice che ne è derivata.

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Prima dell’operazione il suo punto vita misurava 61 centimetri, praticamente un girovita già perfetto se di perfezione possiamo ancora azzardarci a parlare discutendo di corpo femminile, specialmente alla luce delle ultime campagne di sensibilizzazione riguardo a come la società lo percepisce o tende ad imporlo.

Perché ridurlo, quindi? La modella venticinquenne che ha deciso di condannarsi ad una vita di corsetti perenni ha spiegato ai media che l’hanno intervistata di aspirare ad avere un fisico simile a quello di Jessica Rabbit o della principessa Aurora di La Bella Addormentata perché

“questi personaggi dei cartoni animati rappresentano l’idealizzazione del corpo femminile.”

Verso questa affermazione nutriamo francamente non poco scetticismo e ci domandiamo se non siamo proprio noi donne le prime a sabotare ogni sforzo di estirpare dalla società la visione di un corpo femminile legato a stereotipi che non hanno un reale corrispettivo nella vita quotidiana di tutte noi.

Photo Credits | Instagram

Pillola rosa prezzo, su internet o in farmacia

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Quanto costa la pillola rosa, altresì conosciuta come viagra delle donne? E’ questa la domanda che molte si pongono in questa fase iniziale della messa in commercio di questo medicinale che corrisponde al nome di Addyi e che mira ad aumentare la libido nelle donne in premenopausa. Il prezzo della pillola rosa varia a seconda che si acquisti su internet (in questo caso si può risparmiare qualcosa) o normalmente in farmacia.

Cioccolato fondente per prevenire il tumore al pancreas?

cioccolato

Abbiamo spesso parlato delle tante proprietà benefiche del cioccolato ma adesso è uno studio condotto negli Stati Uniti a identificare questo alimento come particolarmente adatto per la prevenzione del tumore al pancreas. Merito del magnesio, elemento di cui il cioccolato fondente sarebbe molto ricco e che aiuterebbe il corpo a prevenire una delle neoplasie purtroppo più letali che ci siano.

cosa da fare anno in salute

10 cose da fare per un anno 2016 in salute

cosa da fare anno in salute

Abbiamo salutato il 2015 accogliendo il nuovo anno e come sempre, in questi casi, siamo già pronte a giurare che ci metteremo di grande impegno per portarlo a termine alla grande. I tanto famosi buoni propositi insomma, quelli che durano il tempo di qualche settimana e poi svaniscono. Ma per le più rigide, quelle che davvero voglio o assicurarsi la salute per il 2016 che è appena cominciato, ecco una lista di cose da fare per mantenersi in perfetta forma.

gossip 2015

Le 20 donne protagoniste del gossip del 2015

gossip 2015

Il 2015 è agli sgoccioli ed è tempo di fare bilanci: quali sono state le donne protagoniste del gossip nei dodici mesi che ci stiamo lasciando alle spalle? Tante le Vip che sono riuscite a catalizzare l’attenzione: alcune per meriti, tante altre per demeriti. Insomma per fare scattare la scintilla e infiammare la cronaca rosa basta davvero poco: ecco le 20 donne protagoniste del gossip del 2015.

test della verginità Indonesia

Il test della verginità in Indonesia

test della verginità Indonesia

La violenza sulle donne non è solo quella fisica ma anche quella psicologica, in alcuni casi non solo umiliante ma anche talmente radicata e istituzionalizzata da essere considerata la normalità. Accade in Indonesia dove alle donne è permesso arruolarsi ma solo dopo essersi sottoposte ad una prova molto particolare, il test della vergnitià.

Oltre alle consuete prove psicologiche e fisiche a cui devono sottoporsi tutte le reclute, infatti, alle donne è richiesta un’integrità fisica in più attraverso un test eseguito da un medico che verifica, con l’inserimento di due dita, se l’imene sia stato effettivamente lacerato o meno. Le donne che hanno già avuto un rapporto sessuale vengno rifiutate, considerate indecenti e inaccettabili, l’integrità dell’imene come simbolo di un atteggiamento mentale e morale sano.

Lo ha denunciato l’ONG Human rights watch proprio quest’anno allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica e creare pressioni sul governo locale perché elimini dalle sue procedure questa pratica degradante che viola la dignità umana delle donne e non ha alcuna base scientifica.

Dal canto loro le autorità indonesiane difendono a spada tratta questa consuetudine considerandola fondante nella scelta del personale di sicurezza visto che nei soldati, affermano, ciò che più conta è la mentalità e la moralità e una donna che ha perduto la propria verginità dimostra – continuano – un atteggiamento che non può considerarsi sano.

Affermazioni che fanno accapponare la pelle a noi donne occidentali ormai abituate a considerare la sessualità un ambito esclusivamente personale, pur a costo di lunghe lotte e con vaste sacche di arretratezza che permangono, specialmente nel mondo del lavoro dove una donna guadagna ancora meno di un uomo a parità di ruolo.

Il test della verginità ci appare come una pratica barbara, priva di senso, che sembra conservare il solo scopo di dominare le donne mantenendole in una condizione di sottomissione. Tutto in nome di un decoro di facciata dal momento che per preservarlo si perpetra una simile umiliazione.

La polizia indonesiana pratica il test della verginità almeno dal 1965 e non intende rinunciarvi nonostante sia stato evidenziato anche dall’Organizzazione mondiale della salute che la rottura dell’imene non è necessariamente correlata al rapporto sessuale. Eppure nello stesso paese e in due occasioni molto recenti, nel 2010 e nel 2013, è stato proposto di introdurre il test anche nelle scuole, espellendo le studentesse che non si fossero rivelate vergini.

Photo Credits | antoni halim / Shutterstock.com

other stories modelle con le cicatrici

Le modelle con le cicatrici di Other Stories

other stories modelle con le cicatrici

La pubblicità si affanna in ogni modo per negarlo, le riviste di moda spesso ne seguono l’esempio in nome di un ideale di bellezza tanto patinato da diventare artificioso, di sicuro non naturale. Eppure a renderci uniche sono proprio le nostre imperfezioni.

Lo afferma con decisione il brand & Other Stories che ha scelto per la sua ultima pubblicità di lingerie modelle con le cicatrici e altri difetti più o meno manifesti, senza darsi pena di nasconderli ma anzi mostrandoli senza interventi.

Parliamo di difetti ma solo se usiamo la terminologia di chi ha fatto del fotoritocco il proprio strumento d’elezione, naturalmente. In verità non sono altro che normali segni che tutte noi portiamo sul corpo, per circostanze di vita o semplicemente per scelta. Ci sono cicatrici, segni di nascita, macchie della pelle, peli non depilati, tatuaggi e rotolini. Esibiti con completa nonchalance.

Il risultato, se paragonato alle statuarie modelle senza macchia che ci guardano dall’alto in basso da molti cartelloni pubblicitari, appare persino povero, decisamente sotto tono. Il punto è che dobbiamo cambiare prospettiva, non considerare come termine di paragone le modelle ritoccate ma noi stesse, le donne vere che di fatto indossano i capi proposti dalle pubblicità.

Si sprecano già le polemiche, naturalmente, tra chi immancabilmente taccia questa scelta come una furba mossa pubblicitaria e chi più prosaicamente e meno complottisticamente ritiene che le foto siano solo brutte. A noi sembra che abbiano qualcosa di importante da dire riguardo alla percezione del corpo della donna nella nostra società fin troppo abituata all’artificio.

E se ci abituassimo a considerare bella la normalità? Sono normali anche le modelle scelte per gli scatti. Si tratta della blogger e yogi Helin Honung, della violoncellista Kelsey Lu McJunkins e della copywriter Ida Lagerfelt, tutte fotografate da Hedvig Jenning.

anne hathaway

10 Vip che hanno ammesso di soffrire di disturbi mentali

anne hathaway

I disturbi mentali sono patologie che affliggono anche i Vip e non solo la gente comune. Ansia, depressione, disturbi legati all’alimentazione: sono tutte patologie che molto spesso fanno capolino anche nella vita di persone che, apparentemente, dovrebbero vivere una esistenza spensierata e costellata solo da successo e gratificazione. E allora ecco 10 star che hanno fatto outing ammettendo di soffrire – o avere sofferto in passato – di un qualsiasi tipo di disturbo mentale.