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Cistiti continue, ecco cosa possono nascondere

Molte donne si ritrovano negli anni a dover fare i conti con una fastidiosa cistite. Si avvertono i classici sintomi come, bruciore, dolore al basso ventre e continuo stimolo a urinare.

Se si tratta di un fenomeno isolato, che quindi è capitato solo una volta, non bisogna più di tanto preoccuparsi, ma il problema sorge quando le cistiti risultano essere piuttosto frequenti.

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Lo studio sulle cistiti continue

In realtà c’è anche un errore di valutazione che molte donne fanno quando si ritrovano a fare i conti nuovamente con questo tipo di sintomi. Stando infatti ad uno studio nazionale danese pubblicato sul British Journal of Cancer, non bisogna assolutamente pensare che si possa trattare di cistiti frequenti, anzi è opportuno fare una diagnosi molto più approfondita a riguardo. La ricerca non sostiene affatto che la cistite aumenti il rischio di sviluppare un tumore.

L’allerta riguarda un altro aspetto: in una ridotta percentuale di pazienti, un tumore urologico già esistente ma non ancora individuato può manifestarsi proprio attraverso sintomi sovrapponibili a quelli di un’infezione urinaria. I ricercatori hanno monitorato oltre 42.000 adulti con diagnosi di cistite ricorrente per una media di circa sei anni. Nel corso del periodo di studio sono stati diagnosticati 1.047 tumori urologici (principalmente a vescica e prostata). L’elemento più rilevante emerso dall’indagine non è tanto il numero totale dei casi, quanto la tempistica delle diagnosi: la quasi totalità dei tumori si è concentrata nel primo anno successivo alla diagnosi di cistite. In questo primo intervallo di dodici mesi, il rischio assoluto di scoprire un tumore urologico è stato dell’1,2% (circa una persona su cento). Sebbene la probabilità individuale resti molto bassa, questo dato rappresenta un’incidenza quasi cinque volte superiore rispetto alla popolazione generale, arrivando a quasi nove volte per il solo tumore della vescica. Dopo il primo anno, tuttavia, l’eccesso di rischio crolla drasticamente, fino a riallinearsi ai valori normali. Questa precisa curva temporale suggerisce il fenomeno della cosiddetta “causalità inversa”: non è la cistite a provocare la neoplasia, ma è il tumore occulto a generare disturbi urinari scambiati per infezioni batteriche.

Come comportarsi di fronte a cistiti continue

Un’altra spiegazione risiede nel cosiddetto bias diagnostico: chi soffre di cistiti frequenti si sottopone a più controlli, aumentando la probabilità di individuare patologie preesistenti. Di fronte a episodi ripetuti non serve allarmarsi né pretendere esami invasivi immediati come TAC o cistoscopie.

Le linee guida mediche definiscono “ricorrente” una cistite con almeno tre episodi all’anno e raccomandano di confermare ogni diagnosi tramite urinocoltura. Gli approfondimenti specialistici restano indicati solo in presenza di quadri atipici o sintomi anomali. In sintesi: cistite non significa tumore, ma quando un disturbo si ripresenta costantemente, la diagnosi non deve mai diventare un automatismo.